martedì 27 novembre 2012

Silente ma convinta, la Germania è con Israele

Il Ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle ha visitato Gerusalemme, Ramallah e il Cairo proprio nei giorni della campagna militare israeliana contro Gaza. Berlino tiene un basso profilo mediatico, ma sostiene saldamente lo Stato ebraico. Le origini storiche di una relazione privilegiata.
“Israele ha il diritto di difendere la propria esistenza e di proteggere la vita dei propri cittadini”. Con queste parole il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle ha sottolineato la solidarietà di Berlino allo Stato ebraico nel contesto del conflitto tra Israele e Hamas. Un messaggio chiaro, enfatizzato più volte nel corso della visita in Medio Oriente effettuata dal ministro il19 e 20 novembre. In tal senso si era già espressa anche la cancelliera Angela Merkel.Diversi elementi legano la Germania al conflitto israelo-palestinese. Esattamente sessant’anni fa, nel novembre 1952, il cancelliere tedesco Konrad Adenauer aderiva alla firma dell’accordo di Lussemburgo, impegnandosi a pagare riparazioni allo Stato di Israele e assumendosi la responsabilità per i crimini commessi dalla Germania nazista.Per molti versi il 1952 segnò l’inizio della relazione privilegiata della Repubblica federale con lo Stato ebraico, anche se i rapporti diplomatici ufficiali furono stabiliti solo nel 1965. Ancora oggi la Germania rappresenta per Israele uno dei principali partner strategici: fattori politici ed economici, maturati sullo sfondo storico dell’Olocausto, legano strettamente Berlino allo Stato ebraico.Di particolare rilievo è anche l’impegno tedesco nei confronti dei Territori palestinesi, in favore dei quali Berlino ha stanziato 150 milioni di euro nel 2012. Di questi, 74 milioni di euro diretti specificamente a favore di progetti bilaterali incentrati su cooperazione allo sviluppo, assistenza umanitaria, prevenzione delle crisi e sostegno alla cultura.In Israele, il ministro tedesco Westerwelle ha incontrato l’omologo Avigdor Liberman, il premier Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Ehud Barak; si è poi recato a Ramallah per discutere con il presidente palestinese Abu Mazen. Un cambio di programma all’ultimo momento ha infine visto Westerwelle dirigersi al Cairo per incontrare il ministro degli Esteri egiziano Mohamed Kamel Amr. Westerwelle ha più volte sottolineato il “ruolo chiave” dell’Egitto nel conflitto israelo-palestinese, e con il proprio omologo Amr il ministro tedesco ha tentato di delineare una possibile soluzione al contrabbando di armi verso Gaza.Netanyahu ha elogiato il “ruolo molto costruttivo” svolto da Westerwelle, il quale però ha sottolineato la fragilità della situazione, ridimensionando così l’importanza degli sforzi diplomatici tedeschi in Medio Oriente e dichiarando di non voler “suscitare grandi aspettative”.La costante messa in prospettiva del proprio ruolo nel contesto degli sforzi multilaterali è un elemento chiave per comprendere la politica estera tedesca, che non riguarda solo il posizionamento in Medio Oriente ma piuttosto va visto come un fattore caratterizzante della diplomazia di Berlino.Proprio in virtù della legittimità politica di cui la Germania gode sia agli occhi degli israeliani che dei palestinesi, essa è vista da molti come un mediatore importante nell’ambito della crisi regionale. Ma il fallimento dell’ambizioso Piano Fischer - proposto nell’aprile 2002 dall’allora ministro degli Esteri tedesco - che prevedeva il ritiro delle forze israeliane dai Territori, il blocco agli insediamenti e il riconoscimento reciproco di israeliani e palestinesi, è un ulteriore monito per Berlino, che ora tenta di non attirare troppe attenzioni verso i propri sforzi diplomatici nella regione.Nel corso della visita in Medio Oriente Westerwelle si è mostrato cauto, in favore di una diplomazia dei piccoli passi e scettico sulla possibilità di una rapida risoluzione della crisi. Il suo obiettivo è stato quello di dialogare con le varie parti in causa per tentare di ridurre l’intensità del conflitto.Il ministro tedesco ha anche altri motivi per procedere con cautela. Nel corso della sua precedente visita in Israele  - nel 2002, in qualità di leader dell’Fdp, il Partito liberale democratico - Westerwelle aveva subito una tirata di orecchie dall’allora primo ministro israeliano Ariel Sharon per non essersi schierato contro le esternazioni del proprio compagno di partito Jürgen Möllemann, il quale aveva polemizzato contro il Consiglio centrale degli ebrei di Germania (Zentralrat der juden in Deutschland) suscitando la “grave preoccupazione” di Sharon.Inoltre, proprio sul tema del conflitto israelo-palestinese, tra febbraio e aprile 2012 si era delineata una chiara tensione tra Westerwelle e la Merkel, con il primo propenso ad aprire ai palestinesi e la cancelliera attenta a non mettere in discussione la propria affidabilità agli occhi degli israeliani. Questo scontro interno ha reso particolarmente significativo il viaggio di Westerwelle dal punto di vista tedesco.Cautela, poca attenzione mediatica e fermo appoggio a Israele - questa la ricetta del ministro degli Esteri della repubblica federale per tentare di gestire al meglio la posizione di Berlino nel quadro della crisi mediorientale.http://temi.repubblica.it/limes/

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