Chi non ricorda la storia de “Il principe e il povero” di Mark Twain?
o quella narrata da Shakespeare ne la “Commedia degli errori”, ispirata
a sua volta da “I Menecmi” di Plauto? Storie di fanciulli, scambiati
nella culla, le cui vite e destini sono state segnati proprio da quel
fatale errore.In un contesto moderno e in un ambiente pieno di tensioni come quello
israelo- palestinese, la regista francese Lorraine Levy con il film
“The other son” (titolo italiano, “Il figlio dell’altra”), si cimenta
con l’eterno tema dello scambio dei ruoli, delle identità, delle vite.Presentato all’ultimo Film Festival di Torino, e in programma a
Milano in anteprima speciale il prossimo 15 gennaio, “Il figlio
dell’altra” racconta la storia di Joseph (Jules Sitruk) e Yacine (Medhi
Dehbi), due ragazzi diciottenni, uno israeliano, l’altro palestinese, il
primo musicista in procinto di cominciare il servizio di leva, il
secondo studente di medicina in partenza per Parigi.Durante la visita per il servizio di leva Joseph scopre improvvisamente
di non essere il figlio biologico dei genitori da cui è stato
amorevolmente allevato, Alon (Pascal Elbé) e Orith (Emmanuelle Devos).
Sarà proprio quest’ultima, sconvolta dalla scoperta, a ricostruire quel
che accadde il giorno in cui partorì: dopo l’evacuazione dell’ospedale
per motivi di sicurezza – era il 1991 e Israele era nel pieno della
Prima guerra del Golfo – il figlio che aveva appena dato alla luce fu
scambiato dall’infermiera con quello partorito da Leïla (Areen Omari),
palestinese della Cisgiordania.Nel corso del film, Orith e Leïla, Alon e Said (Khalifa Natour, il
marito di Leila), si scontrano con una realtà difficilissima da
accettare, che crea il panico in entrambe le famiglie ma che è anche
ineludibile e cioè di aver allevato e cresciuto un figlio non proprio;
si rendono conto che la sorte toccata a Joseph sarebbe toccata a Yacine e
viceversa. Una realtà che se inizialmente crea il panico nella due
famiglie, specialmente fra i due padri, conduce poi ad una riflessione
più profonda, da entrambe le parti, sulle rispettive identità, e alla
fine sulle ragioni e sull’effettivo significato del conflitto che da
decenni divide israeliani e palestinesi.Insieme a Joseph e Yacine, sono Orith e Leila le due vere
protagoniste del film. A differenza dei due padri che preferiscono
fuggire la realtà, le due madri, pur nella sofferenza, la affrontano di
petto fino a trovare un chiarimento, un punto di incontro.“Il fatto è – spiega la regista – che le due donne sono capaci di
comprendere alcune cose fondamentali: capiscono che i figli che hanno
allevato continuano a essere i loro figli; che ora c’è un altro figlio
per ciascuna di loro e che non possono ignorarlo, né rifiutarsi di
conoscerlo e di imparare ad amarlo; che se occorre tendere una mano,
bisogna farlo al più presto, convincendo gli uomini che non esiste
alternativa possibile. Il mio film dice che la donna rappresenta il
futuro dell’uomo e che quando le donne si alleano possono spingere gli
uomini a essere migliori.”La Levy ha raccontato che quando la produttrice del film Virginie
Lacombe le ha mandato la sceneggiatura del film, è rimasta molto
colpita: “mi colpiva così profondamente a livello emotivo. Inoltre, era
in sintonia con i temi a cui tengo maggiormente: qual è il posto che
occupiamo nella nostra vita e in quella degli altri, il nostro rapporto
con l’infanzia, l’essere genitori…”. ”La questione che più mi interessa –
spiega ancora Lorraine Levy – è quella dell’identità. Sento che gli
individui hanno la possibilità di sperimentare più nascite nel corso
della loro vita. Si può nascere varie volte: si “rinasce” a seconda dei
luoghi in cui la vita ci conduce, esponendoci a nuove idee, religioni,
filosofie. E queste ci portano ad essere persone diverse da quelle che
eravamo.”In “The Other Son”, scritto da Nathalie Saugeon e Noam
Fitoussi, insieme ai temi della famiglia, dell’identità, del
cambiamento, c’è anche inevitabilmente quello della politica. “Pur non
essendo impegnata politicamente, pur non essendo israeliana o
palestinese, quel che accade in Israele mi tocca molto da vicino” spiega
la Levy durante un’intervista al “New York Press”. “Ho lavorato molto
per non fare un film politico, ma piuttosto ideologico. La storia è
costruita come una fiaba geopolitica. Volevo raccontare qualcosa che
potrebbe realmente accadere: due fratelli, nemici per definizione, che
riescono alla fine a trovare un’unità, a fare un patto con l’altro, a
riconoscere reciprocamente l’esistenza dell’altro”.“Sono contenta – aggiunge ancora la Levy – che il film abbia ricevuto
una buona accoglienza sia da parte del pubblico arabo che di quello
ebraico in Francia. Ma la storia che racconto è universale, va oltre i
confini di Israele e Palestina. E’ un film pensato per unire le
persone”.“Il figlio dell’altra”, sarà proiettato (in lingua originale con sottotitoli in italiano), il prossimo 15 gennaio al Cinema Anteo (via Milazzo 4, ore 20.00),
in anteprima speciale riservata alla Comunità Ebraica di Milano.
L’ingresso sarà ad offerta libera (a partire da 15 euro); l’incasso sarà
devoluto ai movimenti giovanili ebraici.VIDEO: http://www.mosaico-cem.it/articoli/37024
Ottimi siti sui viaggi se ne trovano tantissimi, ma forse è più raro trovare un blog su questo argomento.Da anni organizzo viaggi in Israele con lo scopo di entrare nel cuore del Paese. Non viaggi di pellegrinaggio, ma di conoscenza, di cultura, di divertimento e di scambio.Israele è un Paese unico nel mondo proprio perché abitato da numerose etnie in un territorio molto piccolo.L’intento di ViaggiIsraele è quello di formare una “famiglia” con i viaggiatori che sono già venuti con me in Israele e con quelli che ci verranno. Foto, impressioni, esperienze: il blog sarà un salotto di scambi tra amici.Ci saranno anche notizie, avvenimenti, articoli particolarmente significativi sul mondo israeliano, per far crescere la conoscenza della realtà di un paese molte volte distorta o poca nota.Questo vuole essere un blog laico, leggero, divertente ma anche ricco di apporti umani. Si richiede rispetto e correttezza che sono fondamentali per ogni buona amicizia.
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