martedì 8 gennaio 2013
Tea for two - Un medico in famiglia
C'era
un periodo d'oro in Italia nel quale si leggeva di nascosto Cioè e
si staccava la copertina adesiva per attaccarla sul diario segreto.
Un periodo nel quale l'idolo del momento era un qualsiasi vj di Mtv
dall'accento smaccatamente milanese (lo stesso vj che ora è
sicuramente stempiato e in età di pensionamento). Un'era fatta di
pomeriggi con Cristina Parodi e gelati in scatola. Il tempo nel quale
la famiglia italiana media si riuniva intorno al focolare, accendeva
la tv e guardava Un medico in famiglia. Chi, almeno una volta, non ha
sentito i gorgheggi di Cettina? Chi non ha temuto per la fase
gioventù bruciata dell'angelica Maria, finita tra le spire di un
tipo poco raccomandabile come Er pasticca? Io stessa ho passato
serate con le farfalle nello stomaco assistendo all'innamoramento di
Maria e Guido Zanin, il medico trentenne interpretato da Pietro
Sermonti, figlio del dantista Vittorio. Il telefilm ha trattato
tematiche scottanti, è stato il primo serial pedagogico seguito a
ruota da una sfilza di epigoni più o meno riusciti. L'ebraismo è
stato toccato marginalmente: nonno Libero non si stanca mai di
ripetere che quando giovane e baldanzoso faceva il ferroviere, aveva
salvato una famiglia di ebrei dalle persecuzioni naziste. In una
puntata una coppia di truffaldini si era spacciata per discendente
della famiglia per far fuori l'argenteria di casa Martini. Un momento
un po' triste. Finché non è arrivato lui: Marco Levi, la nuova
cotta di Maria, giunto dopo che il povero Zanin ha tirato il calzino
per permettere a Pietro Sermonti nuove avventure televisive. Marco
Levi è un giovane e prestante giornalista d'assalto che ha la faccia
dell'attore Giorgio Marchesi. Un po' Heathcliff, un po' Marco
Travaglio, Levi è ebreo e trascina la sua bella in danze sfrenate in
un bat o bar mitzvah (jewish pride alle stelle). L'ottava stagione
andrà in onda probabilmente dopo il Festival di Sanremo e finalmente
ritroveremo Marco alle prese con Maria... Non resta che aspettare,
anche perché come direbbe nonno Libero: "Una parola è troppo e
due sono poche!".Rachel
Silvera, studentessa
– twitter@RachelSilvera2,http://www.moked.it/
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento