
A volte le buone notizie, sempre gradite, hanno una rilevanza
particolare, e non solo perché si tratta di un successo per tutti. È di
poche ora fa la notizia che la scommessa di Palazzo Madama – storico
palazzo torinese, sede del Museo Civico di Arte Antica – di utilizzare
il crowdfunding per acquistare un pezzo di storia è stata vinta. Il
crowdfunding, quel processo collaborativo di finanziamento dal basso per
cui un gruppo anche molto numeroso di persone decide di sostenere un
progetto con il proprio denaro, non è uno strumento nuovo: in questi
anni la stessa strategia è stata usata anche dalla National Gallery di
Londra, e dal Louvre, che hanno acquistato, con l’aiuto dei cittadini,
opere d’arte anche molto importanti per le loro collezioni. In questo
caso si tratta di un servizio in porcellana di Meissen del 1730 circa
(importante anche per la storia dell’industria europea, si tratta la
prima porcellana prodotta in Occidente e non più in Cina) appartenuto a
Roberto Taparelli d’Azeglio, che nel 1848, dopo la concessione dello
Statuto Albertino, fu il grande promotore di una legge che concedesse
pari diritti civili e in seguito anche politici agli “acattolici”.Non solo un’opera d’arte di valore, dunque: l’acquisto del servizio
appartenuto alla famiglia d’Azeglio rappresenta per tutti, non solo a
Torino, la valorizzazione della memoria, non solo quella del patrimonio
storico-artistico, ma anche e forse soprattutto quella di una famiglia
che tanto ha dato in termini di impegno civile e morale per l’Italia.
Tutti i D’Azeglio ebbero un grande peso nello sviluppo politico e
culturale dell’epoca ma in particolare Roberto si impegnò “per la
fratellanza e per la giustizia”, sono queste le parole che usa nel
giugno del 1848 quando, senatore del regno, chiede pari diritti per
tutti nel suo discorso a Palazzo Madama, durante quello che nel verbale
del Senato del Regno è intitolato “Relazione discussione e adozione del
progetto di legge concernente i diritti civili e politici degli
acattolici”. Il suo impegno per ottenere l’emancipazione degli ebrei e
dei valdesi era tale che scrisse due intensi articoli: “Ama il prossimo
tuo come te stesso” su La Concordia, il 3 gennaio del 1848, e in seguito
“Emancipazione israelitica” su Il Risorgimento il 22 febbraio dello
stesso anno.E Carlo Alberto, con le ben note Regie Patenti, pose fine a una secolare
discriminazione e riconobbe a tutti i sudditi del regno la libertà di
culto: il 17 febbraio 1848 i valdesi residenti nel Regno di Sardegna
ottengono di “godere di tutti i diritti civili e politici al pari dei
sudditi cattolici, frequentare le scuole dentro e fuori delle università
e conseguire i gradi accademici”.E le cronache dell’epoca raccontano che “pochi giorni dopo, quando una
folla plaudente si riunisce davanti alla casa del pastore Bert per
salutare l’emancipazione dei valdesi, per solidarietà e in attesa di un
provvedimento analogo, gli israeliti illuminano le loro case”. Numerose
petizioni chiedono poi l’estensione agli ebrei dei diritti civili e
politici, che arrivano pochi mesi dopo: il 29 marzo 1848, agli ebrei del
Regno Sardo (dal 1824 erano stati nuovamente risospinti entro il
perimetro del ghetto torinese) vengono riconosciuti i diritti civili, ma
non ancora i diritti politici: lo sarebbero stati nel giugno seguente,
grazie all’entrata in vigore della legge Sineo. E, per essere concreti,
il 11 aprile 1848, “gli israeliti di Torino, anziché manifestare la loro
gioia con conviti e luminarie, dopo aver ringraziato Dio con
celebrazioni religiose, offrono ai poveri di Torino: 10.000 razioni di
pane, 500 lire per le famiglie povere dei soldati al fronte, 400 lire al
Ricovero di Mendicità, 400 lire all’Ospedale Cottolengo, 400 lire per
gli israeliti poveri, 150 lire all’ospedale dei valdesi.”Così, dopo una lunga storia di vicinanza e solidarietà, saputo che il
servizio Taparelli D’Azeglio di cui si erano perse le tracce all’inizio
del Novecento era stato dopo lunga ricerca individuato e che era
possibile acquistarlo, ma solo contando sul sostegno di coloro che
potevano comprenderne il valore artistico, simbolico e storico, la
collaborazione è continuata. Una grande mobilitazione, per promuovere il
crowdfunding soprattutto sui social network, ma anche attraverso il
passaparola, ha saputo raggiungere tante, tantissime persone, e –
ovviamente in particolare a Torino – ha coinvolto anche tanti membri
delle comunità ebraiche e valdesi, che insieme si sono spese per
riportare a casa un pezzo di storia.Che in questo caso prende la forma di un bellissimo servizio da tè, da caffè e da cioccolata.Ada Treves (29 marzo 2013)
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