martedì 13 marzo 2012


Ho scoperto l'esistenza di un quotidiano neonazista in Italia da alcuni suoi articoli ripresi sulla Rassegna dell'UCEI, anzi inizialmente il fatto che si chiamasse Rinascita, la vecchia testata del PCI, mi aveva messo fuori strada. Rinascita è più che negazionista, anche se naturalmente ospita molti negazionisti sulle sue colonne. È proprio neonazista.Il suo direttore, tal Ugo Gaudenzi, è stato nel 1969 fra i fondatori del movimento Lotta di popolo, chi ha la mia età ricorda certamente i nazimaoisti! Nei giorni scorsi, per esempio, oltre a vari articoli di elogio dell'Iran e di violento attacco a Stati Uniti ed Israele, Rinascita ospitava due articoli (di uno storico negazionista americano, tal Mark Weber) di esaltazione della politica della Germania del dopo Weimar, cioè della Germania nazista. ln termini di grande ammirazione si tratteggiava la politica economica e sociale di Hitler, con un linguaggio abbastanza neutro da non essere smaccatamente nazista (per esempio, non vi si scrive Viva il Fuhrer, morte agli ebrei!), ma comunque il quadro restava inequivocabile. Chi finanzia questo giornale? ed è possibile che nessuno dei suoi articoli ricada sotto la legge Mancino? Comunque, credo che sia bene saperlo: in Italia c'è un quotidiano neonazista in edicola.http://www.moked.it

Anna Frank fra le statue del Museo delle Cere di Berlino

La notizia è stata pubblicata su Der Spiegel Online, corredata da un ampio servizio fotografico: la giovane Anna Frank ora è anche una statua del Museo delle Cere di Berlino.Il Museo di Berlino, aperto nel 2008, ha presentato la sua ultima opera venerdì9 marzo. Anna è rappresentata mentre scrive sul suo diario, con lo stesso sorriso delle foto tutti conosciamo, scattate poco prima di cominciare la sua vita da clandestina nel retrobottega della ditta di proprietà del padre di Anna.La cerimonia di svelamento della statua è stata inaugurata da Thomas Heppener, direttore dell’Anne Frank Center di Berlino, che ha collaborato alla realizzazione del progetto. Alla cerimonia erano presenti anche gli alunni del sesto anno della scuola primaria che Anna Frank frequentò fino alla fuga in Olanda, nel 1938.“Vogliamo che i visitatori, e in particolare i ragazzi, sentano un legame emotivo con la figura di Anna e non pensino invece di trovarsi ad una semplice lezione di storia” ha detto una portavoce del Museo.Attorno alla figura di Anna è stato ricostruito l’ambiente claustrofobico in cui la giovane trascorse gli ultimi anni della sua vita, e dove scrisse il suo diario.La statua di Anna Frank è stata collocata non lontana da quelle di Sophie Scholl – una delle figure più rappresentative della Resistenza tedesca al nazismo – e di Adolph Hitler.http://www.mosaico-cem.it/

domenica 11 marzo 2012

Israele: un milione di cittadini sotto il tiro dei terroristi

Gerusalemme, 11 marzo 2012 – Sono un milione i cittadini israeliani abitanti il sud di Israele a cui è stato ordinato di stare nei rifugi a prova di razzo. Un milione di potenziali vittime dei terroristi palestinesi che continuano a lanciare ininterrottamente missili su Israele da venerdì scorso.I bambini non possono andare a scuola, gli adulti non possono andare al lavoro, chi abbisogna di assistenza non la può ricevere per l’altissimo rischio portato dai missili palestinesi. Solo questa mattina sono stati sei i razzi sparati da Gaza verso il sud di Israele, e questo dopo che ieri sera Hamas aveva chiesto un cessate il fuoco.Nonostante tutto questo, nonostante l’ormai insopportabile esasperazione a cui sono sottoposto un milione di cittadini israeliani, questa mattina i vertici dell’IDF hanno escluso un attacco di terra per fermare il lancio di missili, un attacco chiesto da più parti i cui piani sono pronti da mesi.La stampa internazionale – Scandaloso (per non dire criminale) il comportamento di una buona parte della stampa internazionale nel riportare i fatti di ieri. In molti casi si parla di attacco israeliano a Gaza e si omette deliberatamente che quella israeliana è stata una reazione al lancio di oltre 40 missili da Gaza verso Israele. Senza dubbio criminale il comportamento di alcuni organi italiani che deliberatamente hanno distorto la verità o hanno relegato i motivi della reazione israeliana solo dopo aver titolato a caratteri cubitali “attacco a Gaza” omettendo persino di dire che le vittime palestinesi erano terroristi e non semplici cittadini, il tutto allo scopo di denigrare Israele.Questa mattina il Ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman, ha ricordato alla coalizione di Governo che uno degli obbiettivi che l’attuale coalizione si era posta al momento di prendere le redini del Paese era l’eliminazione definitiva di Hamas. Ha quindi chiesto ai vertici dell’IDF se non sia il caso di rivedere lal decisione di escludere un attacco di terra. «Un milione di cittadini israeliani sono ostaggio dei terroristi, non possiamo più permetterlo» ha detto Lieberman alla radio dell’esercito. E noi aggiungiamo che il tempo per eliminare definitivamente Hamas è ormai giunto. Tanto, alla fine, qualsiasi cosa faccia Israele verrà comunque sommersa dalle critiche. Tanto vale agire subito e senza esitazioni.http://www.secondoprotocollo.org/


Israele: prescritti psicofarmaci ai concorrenti del Grande Fratello

In Israele è scoppiato un vero e proprio scandalo che ha già coinvolto il Governo ed il Parlamento. A diffondere la notizia è stato il quotidiano online Haaretz.com in un articolo a firma di Emilie Grunzweig. Secondo la giornalista, alcuni concorrenti del Grande Fratello nazionale sarebbero stati drogati. Il medico della produzione, che dovrebbe occuparsi della loro salute, avrebbe infatti prescritto e somministrato degli psicofarmaci senza informarli sugli effetti collaterali e sulle controindicazioni. L'accusa è dunque molto pesante. Ai fini della resa del prodotto televisivo, l'azienda avrebbe messo in secondo piano la salute dei concorrenti. L'autorità israeliana antidroga ha inviato una lettera per chiedere di sospendere immediatamente il programma.http://www.cadoinpiedi.it/


Israele: non c'è bisogno di un "dibattito pubblico" prima di intervenire in Iran

Israele non ha bisogno di un "dibattito pubblico" prima di intraprendere un'azione militare contro l'Iran, il presidente Shimon Peres ha detto, ribadendo che tutte le opzioni restano sul tavolo. Parlando a Los Angeles Giovedì, ha detto che le sanzioni economiche sono il primo passo per far sì che la repubblica islamica rinunci alle sue ambizioni nucleari e a minacciare lo Stato ebraico, ma questo non è di certo l'unico metodo."Prima applichiamo le sanzioni, poi vedremo", ha detto, sottolineando che "nel caso del Sud Africa, le sanzioni ha raggiunto lo scopo", come probabilmente anche in Libia e Ucraina. L'ex primo ministro israeliano sta finendo la sua settimana di visita degli Stati Uniti nella West Coast, sostando nella Silicon Valley, dove ha lanciato la sua pagina di Facebook all'inizio di questa settimana.http://www.focusmo.it

Israele : crescita del 4,7% nel 2011


Il prodotto interno lordo israeliano ha fatto progressi del 4,7% nel 2011 subendo un rallentamento a fine anno, contro il 4,8% del 2010, secondo i dati aggiornati, pubblicati oggi, dall’ufficio centrale delle statistiche. La crescita annuale dello Stato ebreo è al meno due volte più importante che la media dei 34 Paesi membri dell’Organizzazione di cooperazione e di sviluppo economico (OCDE) che a raggiunto solo il 1,9% nel 2011 ha aggiunto l’ufficio. Questa crescita ha pero conosciuto un serio colpo di freno a fine del 2011. Mentre la crescita è stata di 4,8% nel primo trimestre, ha raggiunto solo il 3,2 % durante i tre ultimi mesi dell’anno . Secondo le stime del quotidiano economico The Market , la crescita dovrà essere limitata al 3% nel 2012. Inoltre il prodotto interno lordo per abitante, utilizzato per misurare il livello di vita della popolazione , ha fatto pregressi l’anno scorso di 2,8% contro il 2,9% del 2010. Israele ha fatto ufficialmente il suo ingresso a maggio del 2010 nell’OCDE. Grazie a questa integrazione, Israele è passato per quel che riguarda gli investimenti all’estero, dalla categoria dei Paesi emergenti a quella dei Paesi sviluppati , cosa che si suppone gli permetta di avere accesso a nuove fonti di capitali.http://www.focusmo.it

Israele: ebreo greco traduce odissea in ebraico-ladino

La sua stessa vita, un'Odissea fra Salonicco e Auschwitz

(ANSA) - TEL AVIV, 9 SET - Dopo quattro anni di sforzi, un israeliano originario di Salonicco, Moshe Ha-Elyion (87), ha completato la traduzione della Odissea di Omero in dialetto ebraico-ladino (Judezmo): un derivato dal castigliano del XV secolo diffuso un tempo fra gli ebrei dei Paesi balcanici e ormai pressoche' scomparso.Un critico letterario, Avner Peretz, ha detto a Haaretz che la impresa di Ha-Elyion rappresenta ''una delle vette di 500 anni di storia'' di questo dialetto e il suo lavoro va ad accostarsi alla traduzione in ebraico-ladino della Bibbia, portata a termine nel XIX secolo.Il giornale nota che lo stesso Ha-Elyon sembra un moderno Ulisse: sopravvisse a 21 mesi di reclusione nel campo di sterminio di Auschwitz grazie ai bocconi gli passava un internato cristiano in cambio di lezioni di greco. Dopo la guerra mondiale Moshe cerco' di raggiungere la Palestina (allora sotto Mandato) ma fu imprigionato dagli inglesi. Fu poi ferito nella guerra di indipendenza israeliana (1948-49) per intraprendere infine una brillante carriera militare. Adesso Ha-Elyion passera' alla traduzione dell'Iliade, pur sapendo che ben pochi la prenderanno mai in mano.

Voci a confronto

Cominciamo il commento alla rassegna stampa di oggi con il rimando ad un articolo de l’Avvenire dove un interlocutore siriano non meglio indentificato – al di là dello pseudonimo che si è dato, Rami, per meglio tutelare la sua incolumità – segnala come nel fronte di forze che si contrappongono al clan Assad, all’interno della guerra contro i civili che è in corso in Siria, si stia affermando le presenza dei «barbuti», ossia degli islamisti, legati a doppio filo alle monarchie reazionarie del Golfo ed in particolare al wahabismo (sulla medesima testata un articolo di Federica Zoja evidenzia, in questo quadro altrimenti predominato dall’Arabia Saudita, della peculiarità del Qatar) così come ai movimenti salafisti. È un contrappasso che sta interessando, sia pure con intensità diverse, tutte le sollevazioni popolari e le insorgenze civili che dall’inverno dell’anno scorso hanno attraversato la cosiddetta «primavera araba». Dalle richieste di liberalizzazione politica, dalla domanda di un allentamento della presa dittatoriale dei regimi «laici», dal bisogno di trasformare le società locali introducendo, anche e soprattutto a livello economico, elementi di maggiore equità, si è progressivamente transitati, a fronte della reazione aggressiva o elusiva dei gruppi dirigenti al potere, ad un progressivo slittamento verso esiti fondamentalisti. La cosa non riguarda tanto la popolazione quanto le élite delle ribellioni, le quali hanno perso i caratteri spontanei per essere cavalcate da gruppi (già) organizzati, in parte clandestinamente presenti sul territorio in parte introdottisi durante gli scontri e le violenze in corso oramai già da tempo. Era purtroppo prevedibile un tale risultato, laddove nessuna riforma sostanziale è stata varata e i vecchi equilibri sono rimasti pressoché intatti, magari con una qualche opera di maquillage estemporaneo, con l’estromissione del rais di turno e la sua sostituzione con un cadetto o, comunque, con un garante degli interessi dei già tutelati e dei privilegiati. Il veloce incancrenimento delle sollevazioni popolari, rimaste senza obiettivo, inascoltate e disattese nelle loro istanze elementari e, quindi, ripiegate dinanzi a forze, come quelle del radicalismo islamico, ben preparate a capitalizzare lo scompiglio collettivo, è un fenomeno che peserà moltissimo nei già precari equilibri del Mediterraneo e del Medio Oriente a venire. La Siria, da questo punto di vista, rimane un banco di verifica aperto, sul quale pesano molte incognite, fermo restando che la sorte degli Assad e, verosimilmente, dei clan alawiti che li sostengono, parrebbe essere segnata. Si tratta di capire quando i primi cederanno, sopraffatti dalla forza montante degli oppositori. Dopo di che Damasco, come è ben risaputo, costituisce un tassello di un più ampio mosaico, dove entrano in gioco non solo i periclitanti meccanismi di mantenimento di un incerto status quo in Libano ma anche e soprattutto il gioco di sponda con Teheran e quello con i movimenti radicali sciiti a partire da Hezbollah. È quanto segnala Vittorio Emanuele Parsi, sempre su l’Avvenire, dove prospetta un quadro di perdurante guerra civile. Più in generale, lo stato della situazione è raccontato, sempre sul quotidiano cattolico, da Luca Geronico e da Marino Collacciani per il Tempo. Nel mentre, lo scambio di colpi intercorso tra Israele e Gaza è raccontato in più e diversi modi da Francesco Battistini per il Corriere della Sera, Roberta Zunini su il Fatto, Michele Giorgio per il Manifesto («Israele fa strage di palestinesi»), Eric Salerno su il Messaggero, Fabio Scuto per Repubblica, Ugo Tramballi su il Sole 24 Ore, Umberto De Giovannangeli per l’Unità, Marino Collaccinani sul Tempo e Aldo Baquis sulla Stampa. Inutile segnalare come ancora una volta prevalgano le opinioni avverse all’iniziativa d’Israele. L’analizzarle una ad una diventa oramai un esercizio che è parte stessa di quell’infernale meccanismo che riproduce ad infinitum il pavlovismo con il quale si pone il problema del giudizio sul confronto tra palestinesi ed israeliani. In altre parole, la guerra di posizione delle interpretazioni, dove atteggiamenti e valutazioni sono preventivamente definiti, è solo l’altra faccia del conflitto guerreggiato. Prevale su tutto e tutti l’inerzialità, al punto che non c’è neanche bisogno di aprire e leggere certe pagine per sapere cosa diranno e, soprattutto, come lo faranno. Lungi dall’essere espressione di una vocazione etica, la reiterazione compulsiva di certi schemi d’interpretazione risponde alla più completa mancanza di interesse per la comprensione delle dinamiche che stanno alimentando ciò che è invece solo un apparente stallo nei rapporti tra paesi che appartengono ad una regione, quella mediorientale, in forte trasformazione. Nulla sarà più come prima laddove certi processi dovessero arrivare a compimento, a partire dal progressivo disimpegno americano (ma non è tuttavia l’unico indice geopolitico da considerare) e dalla dialettica negativa tra le istanze popolari, espressesi nelle sollevazioni dei mesi trascorsi, e la risposta oppressiva che in più casi è sopravvenuta. Più in generale, siamo in prossimità di un transito, quello che potrebbe portarci, nel giro di un paio di lustri, da un Medio Oriente “statunitense” a un quadro di frammentazione multipolare dove Russia e Cina, patrocinatori sia manifesti che occulti di alcuni dei regimi tra i più sanguinari, consoliderebbero spazi di manovra che ancora oggi faticano a mantenere. Se il 1945 aveva segnato il declino britannico e quello francese, egemonie in entrambi i casi ridimensionate clamorosamente dagli esiti della Seconda guerra mondiale, gli assetti che si vanno ancora nebulosamente delineando, sia nell’area mediterranea che il quella afghano-pakistana, sono tuttavia in via di consolidamento. Un’iniziativa israeliana contro il nucleare iraniano si inserirebbe quindi dentro questo processo, i cui esiti non sono comunque aprioristicamente certi, aperti come rimangono alle più ardite possibilità. Di ogni global player in campo si può dire al momento: «troppo grosso per potersi permettere il lusso di fallire, troppo piccolo per riuscire a vincere».Claudio Vercelli, http://moked.it/blog/


Qui Gerusalemme - Piovono razzi, clima rovente

Da alcuni giorni gli abitanti delle zone adiacenti alla Striscia di Gaza sono sottoposti ad attacchi di razzi lanciati dai palestinesi. Venerdì si è offerta agli israeliani un’occasione unica. I servizi di informazione avevano segnalato la presenza a Gaza di Zuhir el-Qassi, Segretario generale del Comitato di resistenza popolare che aveva progettato qualche mese fa l’attentato sulla strada 12 che costeggia la frontiera con l’Egitto verso Eilat. Il suo veicolo a Gaza è stato subito attaccato ed el-Qassi è rimasto ucciso. Per ritorsione i palestinesi hanno aumentato il lancio di razzi e nelle scorse ore e gli israeliani del sud sono stati sottoposti al tiro di un centinaio di razzi contro le città di Ashdod, Ashkelon e Beer Sheba. Più di un milione di israeliani hanno dovuto trascorrere il sabato nei rifugi o nelle stanze corazzate. Otto persone, fra le quali tre lavoratori tailandesi, sono rimaste ferite dai razzi. Nelle tre città citate ha dimostrato la sua efficienza il sistema difensivo “cupola di ferro” che è riuscito ad abbattere circa 30 razzi in volo. Tale sistema lancia un razzo che abbatte il razzo nemico e inoltre sa distinguere ed evitare quei razzi che sono destinati a cadere in zone non abitate. Oggi, domenica, sono sospesi gli studi nelle scuole e nelle università delle tre città prese di mira. Gli aerei israeliani avevano colpito con grande precisione 15 attivisti della Jihad islamica.Secondo i commentatori israeliani nella Striscia di Gaza Hamas sarebbe disposto ad una convivenza acccanto a Israele, mentre la Jihad islamica e i Comitati di resistenza vogliono conquistare il potere palestinese con la violenza contro Israele. Inoltre l’Egitto con un Parlamento dominato al 75 per cento dai Fratelli Musulmani e dai Salafiti, non è molto propenso ad agire per mantenere la calma a Gaza. Ci vorrà del tempo prima di riuscire a mettere d’accordo i palestinesi fra di loro, e di riflesso a raggiungere un modus vivendi con Israele.Sergio Minerbi, diplomatico, http://www.moked.it

Gaza, gli 007 europei: “Armi e uomini dalla Libia alla Striscia”

Altro che Iran. Ora il vero problema, per Israele, è la Striscia di Gaza. E l’Egitto. E quei missili, di tipo Grad, arrivati negli ultimi cinque mesi a bordo di minivan giapponesi dalla Libia e fatti passare attraverso il confine – poroso – con il Sinai. Quasi cento razzi sono stati sparati nelle ultime 40 ore sulle città israeliane di Beersheba, Ashdod e la regione di Eshkol dal pezzetto di terra amministrato dai miliziani di Hamas. Tutti missili in grado di raggiungere obiettivi anche a 20 chilometri di distanza come case, palazzi, scuole, luoghi pubblici frequentati dagl’israeliani.IL RAID ISRAELIANO – «Iron Dome», il sistema costruito da Gerusalemme per intercettare i razzi in arrivo da Gaza non avrebbe funzionato come dovuto. Soprattutto perché i Grad sarebbero stati sparati da più postazioni. E così, lo Stato ebraico ha ripiegato sulla più classica delle risposte: il raid aereo. Da ieri sulla Striscia piovono bombe. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di almeno 14 vittime (17, secondo altri calcoli), tra i quali il leader dei Comitati di Resistenza Popolare Zuhir al-Qaisi. Altre incursioni ci sono state anche sabato pomeriggio, più verso la frontiera egiziana, nei pressi di Rafah.LE ARMI DALLA LIBIA – Secondo fonti bene informate – le cui voci sono state fatte filtrare senza nessuna resistenza dall’intelligence dello Stato ebraico – ecco, secondo i bene informati la conferma dell’accresciuto potenziale militare delle Brigate Ezzedin al-Qassam (il braccio armato di Hamas) arriverebbe direttamente dagli 007 francesi, tedeschi e italiani, i quali avrebbero seguito dalla Libia fino alla dogana di Rafah (tra Egitto e Striscia) i convogli pieni zeppi d’armi e di piattaforme da installare sui pickup e dalle quali montare i lanciarazzi.L’intelligence occidentale avrebbe calcolato anche che una cinquantina di libici, membri del movimento anti-Gheddafi, avrebbero messo piede nella Striscia. Solo che, dicono sempre le stesse fonti, una volta a Gaza, gli uomini dei servizi segreti europei sarebbero stati costretti a ripiegare in Egitto, tanto sarebbe stato insormontabile il muro (umano) di protezione attorno agli uomini che lanciano i razzi.LE TENSIONI CON L’EGITTO – E proprio l’Egitto è un altro fronte critico. Le autorità centrali del Cairo hanno attaccato duramente l’esecutivo di Netanyahu per i raid aerei. «Il nostro Paese è sconvolto dal bombardamento israeliano», ha detto Mohammed Kamel Amr, ministro egiziano della Difesa. «Chiediamo a Gerusalemme di fermare subito il bagno di sangue nella Striscia di Gaza». Il timore del Mossad è che le frizioni con gli egiziani possano spingere Il Cairo a chiudere più di un occhio sul passaggio di uomini e armi dal Nordafrica, dalla Somalia, dal Kenya.VIDEO interessanti: http://falafelcafe.wordpress.com/2012/03/10/gaza-gli-007-europei-armi-e-uomini-dalla-libia-alla-striscia/