L'Iran ha deciso di far partire l'arricchimento dell'uranio al 20%: un altro passo grave verso la costruzione della bomba atomica (cronaca di Carla Zecchinelli su Corriere). Il ministro della difesa americano Gates lancia un appello alla solidarietà degli alleati nelle sanzioni (Barbara Schiavulli sul Messaggero, Gabriel Bertinetto sull'Unità), ma la verità è che «Entro 3-4 anni gli ayatollalh disporranno di armi nucleari» e «America ed Europa si sono rassegnate a fare i conti nel prossimo futuro con un Iran diventato potenza nucleare», come afferma l'esperto di antiterrorismo americano Marvin Catron, intervistato da Ennio Caretto per il Corriere. "Israele farà ci che è necessario alla sua sicurezza, come ha sempre fatto contro il terrorismo. Non escludo che abbia già uomini in Iran pronti a fare saltare gli impianti del nemico e so che dispone di missili e bombe per penetrare a grandi profondità nei bunker atomici. In caso estremo, attaccherebbe da terra e dal cielo. L'unica alternativa possibile è un rovesciamento del regime a Teheran, l'avvento di una democrazia. Ma al momento non mi sembra molto realistica: gli oppositori vengono assassinati." E' una prospettiva molto preoccupante: Israele lasciata sola ad affrontare responsabilità che l'opinione pubblica internazionale dei paesi più potenti non si sente di affrontare. "l'Occidente deve badare a non alienarsi ulteriormente il mondo islamico, a non innescare conflitti sarebbe esagerato immaginare una terza guerra mondiale che non sarebbe in grado di sedare. Sospetto che soprattutto i leader europei preferiscano negoziare con un Iran con le armi nucleari, come negoziarono con l'URSS, che non esporre il mondo a sussulti incontrollabili. E che abbiano dalla loro la maggioranza dell'opinione pubblica». Israele, invece, se "avesse tenuto conto in passato [dell'opinione pubblica internazionale] oggi non esisterebbe."Bisogna anche tener conto che il regime iraniano conta sulla tensione internazionale per risolvere i problemi interni (Zarmandili su Repubblica), anche in vista della scadenza dell'anniversario della rivoluzione islamica, l'11 febbraio, in cui gli oppositori vorrebbero scendere in piazza (l'appello di Shirin Ebadi è sull'Unità). Continua nel frattempo la repressione dei dissidenti, con nuovi arresti (Gallo sulla Stampa)In contrasto con una situazione che gradualmente e irresistibilmente scivola verso una guerra difficilissima per Israele, c'è forse qualche piccola speranza per la trattativa coi palestinesi, compromessa per un anno dalle mosse ideologiche e poco accorte dell'amministrazione americana e dall'irresistibile tendenza estremista dei palestinesi. Così almeno sostiene Toboias Buck sul Financial times. Due notizie ancora vanno segnalate. La prima è che allo storico Benny Morris è stato impedito di tenere la conferenza programmata nella sua alma mater di Cambridge (Battistini sul Corriere). Morris era stato invitato da un'associazione studentesca ebraica, che ha ceduto poi alle forti pressioni e minacce degli islamici locali, che avevano invitato per altro senza difficoltà conferenzieri sostenitori della persecuzione degli omosessuali in Iran, degli attentati contro i civili israeliani ecc. Parlando di immigrazione islamica bisogna tener conto che quando essa supera un certo livello, come accade in Gran Bretagna, essa pone un serissimo problema di libertà di parola. Che nel paese della magna Charta e del primo parlamento moderno le opinioni filo israeliane o dissidenti dall'islamismo come quelle di Geert Wilders incontrino ostacoli sempre più consistenti per esprimersi è un ammonimento estremamente serio per tutta l'Europa. Da notare anche il fatto raccontato da Pietro Lanzara, sempre sul Corriere che sta per debuttare a New York l'opera tratta dalla storia del rapimento del bambino ebreo bolognese Edgardo Mortara ad opera dei gendarmi vaticani proprio alla vigilia dell'unità d'Italia, nel 1858. Nonostante le pressioni internazionali la famiglia non riuscì a farsi restituire il bambino, che secondo le autorità ecclesiastiche era stato battezzato clandestinamente da una domestica e finì prete. Una storia che gli ebrei italiani conoscono bene da tempo, anche grazie alle ricerche storiche pionieristiche che gli dedicò mezzo secolo fa mia prozia Gemma Volli z''l e che oggi si può leggere anche nella traduzione del libro di David Kertzner che è alla base del libretto. In tempi di dialogo con la Chiesa bisogna ricordare questi episodi, anche per uscire dalla retorica del "dissenso millenario": vi furono dissidenza teologica, certamente, dalle due parti e anche reciproche offese; ma la persecuzione materiale venne da una parte sola.Ugo Volli http://www.moked.it/
martedì 9 febbraio 2010
David Kertzner
Rassegna stampa
L'Iran ha deciso di far partire l'arricchimento dell'uranio al 20%: un altro passo grave verso la costruzione della bomba atomica (cronaca di Carla Zecchinelli su Corriere). Il ministro della difesa americano Gates lancia un appello alla solidarietà degli alleati nelle sanzioni (Barbara Schiavulli sul Messaggero, Gabriel Bertinetto sull'Unità), ma la verità è che «Entro 3-4 anni gli ayatollalh disporranno di armi nucleari» e «America ed Europa si sono rassegnate a fare i conti nel prossimo futuro con un Iran diventato potenza nucleare», come afferma l'esperto di antiterrorismo americano Marvin Catron, intervistato da Ennio Caretto per il Corriere. "Israele farà ci che è necessario alla sua sicurezza, come ha sempre fatto contro il terrorismo. Non escludo che abbia già uomini in Iran pronti a fare saltare gli impianti del nemico e so che dispone di missili e bombe per penetrare a grandi profondità nei bunker atomici. In caso estremo, attaccherebbe da terra e dal cielo. L'unica alternativa possibile è un rovesciamento del regime a Teheran, l'avvento di una democrazia. Ma al momento non mi sembra molto realistica: gli oppositori vengono assassinati." E' una prospettiva molto preoccupante: Israele lasciata sola ad affrontare responsabilità che l'opinione pubblica internazionale dei paesi più potenti non si sente di affrontare. "l'Occidente deve badare a non alienarsi ulteriormente il mondo islamico, a non innescare conflitti sarebbe esagerato immaginare una terza guerra mondiale che non sarebbe in grado di sedare. Sospetto che soprattutto i leader europei preferiscano negoziare con un Iran con le armi nucleari, come negoziarono con l'URSS, che non esporre il mondo a sussulti incontrollabili. E che abbiano dalla loro la maggioranza dell'opinione pubblica». Israele, invece, se "avesse tenuto conto in passato [dell'opinione pubblica internazionale] oggi non esisterebbe."Bisogna anche tener conto che il regime iraniano conta sulla tensione internazionale per risolvere i problemi interni (Zarmandili su Repubblica), anche in vista della scadenza dell'anniversario della rivoluzione islamica, l'11 febbraio, in cui gli oppositori vorrebbero scendere in piazza (l'appello di Shirin Ebadi è sull'Unità). Continua nel frattempo la repressione dei dissidenti, con nuovi arresti (Gallo sulla Stampa)In contrasto con una situazione che gradualmente e irresistibilmente scivola verso una guerra difficilissima per Israele, c'è forse qualche piccola speranza per la trattativa coi palestinesi, compromessa per un anno dalle mosse ideologiche e poco accorte dell'amministrazione americana e dall'irresistibile tendenza estremista dei palestinesi. Così almeno sostiene Toboias Buck sul Financial times. Due notizie ancora vanno segnalate. La prima è che allo storico Benny Morris è stato impedito di tenere la conferenza programmata nella sua alma mater di Cambridge (Battistini sul Corriere). Morris era stato invitato da un'associazione studentesca ebraica, che ha ceduto poi alle forti pressioni e minacce degli islamici locali, che avevano invitato per altro senza difficoltà conferenzieri sostenitori della persecuzione degli omosessuali in Iran, degli attentati contro i civili israeliani ecc. Parlando di immigrazione islamica bisogna tener conto che quando essa supera un certo livello, come accade in Gran Bretagna, essa pone un serissimo problema di libertà di parola. Che nel paese della magna Charta e del primo parlamento moderno le opinioni filo israeliane o dissidenti dall'islamismo come quelle di Geert Wilders incontrino ostacoli sempre più consistenti per esprimersi è un ammonimento estremamente serio per tutta l'Europa. Da notare anche il fatto raccontato da Pietro Lanzara, sempre sul Corriere che sta per debuttare a New York l'opera tratta dalla storia del rapimento del bambino ebreo bolognese Edgardo Mortara ad opera dei gendarmi vaticani proprio alla vigilia dell'unità d'Italia, nel 1858. Nonostante le pressioni internazionali la famiglia non riuscì a farsi restituire il bambino, che secondo le autorità ecclesiastiche era stato battezzato clandestinamente da una domestica e finì prete. Una storia che gli ebrei italiani conoscono bene da tempo, anche grazie alle ricerche storiche pionieristiche che gli dedicò mezzo secolo fa mia prozia Gemma Volli z''l e che oggi si può leggere anche nella traduzione del libro di David Kertzner che è alla base del libretto. In tempi di dialogo con la Chiesa bisogna ricordare questi episodi, anche per uscire dalla retorica del "dissenso millenario": vi furono dissidenza teologica, certamente, dalle due parti e anche reciproche offese; ma la persecuzione materiale venne da una parte sola.Ugo Volli http://www.moked.it/
L'Iran ha deciso di far partire l'arricchimento dell'uranio al 20%: un altro passo grave verso la costruzione della bomba atomica (cronaca di Carla Zecchinelli su Corriere). Il ministro della difesa americano Gates lancia un appello alla solidarietà degli alleati nelle sanzioni (Barbara Schiavulli sul Messaggero, Gabriel Bertinetto sull'Unità), ma la verità è che «Entro 3-4 anni gli ayatollalh disporranno di armi nucleari» e «America ed Europa si sono rassegnate a fare i conti nel prossimo futuro con un Iran diventato potenza nucleare», come afferma l'esperto di antiterrorismo americano Marvin Catron, intervistato da Ennio Caretto per il Corriere. "Israele farà ci che è necessario alla sua sicurezza, come ha sempre fatto contro il terrorismo. Non escludo che abbia già uomini in Iran pronti a fare saltare gli impianti del nemico e so che dispone di missili e bombe per penetrare a grandi profondità nei bunker atomici. In caso estremo, attaccherebbe da terra e dal cielo. L'unica alternativa possibile è un rovesciamento del regime a Teheran, l'avvento di una democrazia. Ma al momento non mi sembra molto realistica: gli oppositori vengono assassinati." E' una prospettiva molto preoccupante: Israele lasciata sola ad affrontare responsabilità che l'opinione pubblica internazionale dei paesi più potenti non si sente di affrontare. "l'Occidente deve badare a non alienarsi ulteriormente il mondo islamico, a non innescare conflitti sarebbe esagerato immaginare una terza guerra mondiale che non sarebbe in grado di sedare. Sospetto che soprattutto i leader europei preferiscano negoziare con un Iran con le armi nucleari, come negoziarono con l'URSS, che non esporre il mondo a sussulti incontrollabili. E che abbiano dalla loro la maggioranza dell'opinione pubblica». Israele, invece, se "avesse tenuto conto in passato [dell'opinione pubblica internazionale] oggi non esisterebbe."Bisogna anche tener conto che il regime iraniano conta sulla tensione internazionale per risolvere i problemi interni (Zarmandili su Repubblica), anche in vista della scadenza dell'anniversario della rivoluzione islamica, l'11 febbraio, in cui gli oppositori vorrebbero scendere in piazza (l'appello di Shirin Ebadi è sull'Unità). Continua nel frattempo la repressione dei dissidenti, con nuovi arresti (Gallo sulla Stampa)In contrasto con una situazione che gradualmente e irresistibilmente scivola verso una guerra difficilissima per Israele, c'è forse qualche piccola speranza per la trattativa coi palestinesi, compromessa per un anno dalle mosse ideologiche e poco accorte dell'amministrazione americana e dall'irresistibile tendenza estremista dei palestinesi. Così almeno sostiene Toboias Buck sul Financial times. Due notizie ancora vanno segnalate. La prima è che allo storico Benny Morris è stato impedito di tenere la conferenza programmata nella sua alma mater di Cambridge (Battistini sul Corriere). Morris era stato invitato da un'associazione studentesca ebraica, che ha ceduto poi alle forti pressioni e minacce degli islamici locali, che avevano invitato per altro senza difficoltà conferenzieri sostenitori della persecuzione degli omosessuali in Iran, degli attentati contro i civili israeliani ecc. Parlando di immigrazione islamica bisogna tener conto che quando essa supera un certo livello, come accade in Gran Bretagna, essa pone un serissimo problema di libertà di parola. Che nel paese della magna Charta e del primo parlamento moderno le opinioni filo israeliane o dissidenti dall'islamismo come quelle di Geert Wilders incontrino ostacoli sempre più consistenti per esprimersi è un ammonimento estremamente serio per tutta l'Europa. Da notare anche il fatto raccontato da Pietro Lanzara, sempre sul Corriere che sta per debuttare a New York l'opera tratta dalla storia del rapimento del bambino ebreo bolognese Edgardo Mortara ad opera dei gendarmi vaticani proprio alla vigilia dell'unità d'Italia, nel 1858. Nonostante le pressioni internazionali la famiglia non riuscì a farsi restituire il bambino, che secondo le autorità ecclesiastiche era stato battezzato clandestinamente da una domestica e finì prete. Una storia che gli ebrei italiani conoscono bene da tempo, anche grazie alle ricerche storiche pionieristiche che gli dedicò mezzo secolo fa mia prozia Gemma Volli z''l e che oggi si può leggere anche nella traduzione del libro di David Kertzner che è alla base del libretto. In tempi di dialogo con la Chiesa bisogna ricordare questi episodi, anche per uscire dalla retorica del "dissenso millenario": vi furono dissidenza teologica, certamente, dalle due parti e anche reciproche offese; ma la persecuzione materiale venne da una parte sola.Ugo Volli http://www.moked.it/
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