lunedì 29 novembre 2010


Gracia Nasi: la gentildonna d’acciaio che sfidò gli imperatori

Patrimonio: lungo il filo del tempo. Comprò vescovi e re pur di scongiurare agli ebrei di Spagna la pulizia etnica scatenata dall’Inquisizione. Paragonata a una sovrana, a una santa o a un Giusto, dedicò la sua immensa fortuna ad aprire ai conversos una via di fuga verso l’Italia e la Turchia. Mise la sua intelligenza, la sua flotta e il suo potere al servizio di am Israel. A 500 anni dalla nascita a Lisbona, oggi il mondo ebraico dedica a questa figura-mito libri, eventi e forse un film "La grandezza di Gracia Nasi fu di avere dedicato tutta la sua vita alla salvezza degli ebrei spagnoli e portoghesi, convertiti a forza al cattolicesimo e brutalizzati dall’Inquisizione. Nel ‘500, Doña Gracia fu un leader assoluto, una guida e una speranza per tutti quei conversos che vissero lo strazio della conversione come un’immane tragedia collettiva e personale. Fu grazie a lei che riuscirono a salvarsi e a ricostruire la propria vita nell’Impero Ottomano. E non solo salvò i loro corpi ma anche le loro anime smarrite, finanziando la pubblicazione di libri di preghiera e di studio tra cui anche la celebre Bibbia di Ferrara. E quando -alla fine di lunghe e dolorose peripezie, sulle strade fangose d’Europa o nei porti d’Italia-, i fuggiaschi giungevano al sicuro, Doña Gracia non li abbandonava. Trovava loro casa e lavoro; costruì sinagoghe e li nutrì a centinaia, ogni sera”. Così racconta Andrée Aelion Brooks, autrice di una eccezionale biografia, The woman who defied kings, dedicata a questa figura-mito della storia ebraica, -mai abbastanza indagata finora-, nell’anniversario dei 500 anni dalla nascita (Lisbona, 1510-1569). Una ricerca che ha messo a soqquadro gli archivi di sette paesi diversi, con l’analisi di documenti in ben 13 lingue e che poi si è trasformata in autentica passione: per la tempra, il fascino e la determinazione di una donna che non si fermò davanti a nulla pur di mettere in salvo da roghi e auto da fè i suoi correligionari. “Come ebrea di origine spagnola e portoghese -dice Brooks-, io stessa mi sono resa conto che Doña Gracia aveva forse salvato anche i miei antenati”. E non a caso oggi, perfino Hollywood pensa a un film, con Nathalie Portman, da dedicare a Gracia Nasi.Ma come potè una sola donna organizzare l’esodo degli ebrei iberici? Come fu possibile che l’elegante giovinetta Beatrice Mendes, vedova ventenne del ricchissimo mercante e banchiere Francisco Mendes, si trasformasse nella potente Doña Gracia Nasi, passata alla storia come La Señora, ammirata, temuta e blandita da tutte le Corti d’Europa? “Quando ebbe chiara la sua strada, -spiega Brooks -Doña Gracia poteva contare su una fortuna economica immensa, più di chiunque altro nel Continente”. Mendes, che era stato il potente consigliere del Re del Portogallo, le aveva lasciato in eredità un impero: il primo istituto bancario dell’Europa rinascimentale, il monopolio del commercio delle spezie, la gestione internazionale della valuta. “Questo le permise di concedere immensi prestiti alle Corti europee e corrompere perfino la Chiesa. In cambio poté ottenere concessioni, ritardare l’opera dell’Inquisizione, strappare un miglior trattamento per i conversos. Inoltre, Gracia era una negoziatrice tenace, una donna volitiva e abile. Quando si trattava di soldi, re, imperatori e ministri erano così affamati che per loro non faceva nessuna differenza ottenerli da un uomo o da una donna. La corruzione era ovunque, tutti chiedevano soldi. La Chiesa era così corrotta e il disgusto della gente così generalizzato che, non a caso, la Riforma di Lutero attecchì in tempi brevi”. Una donna unica in un secolo, il ‘500, che fu straordinario per le donne: ricevevano un’istruzione superiore, trattavano affari ed entravano nei palazzi del potere, basti pensare ad Elisabetta I d’Inghilterra, a Caterina De’ Medici in Francia, a Maria d’Ungheria nelle Fiandre e Isabella D’Este in Italia. “Ad una sola condizione: per avere il potere dovevano essere vedove. Da sposate invece, per le leggi dell’epoca, la loro vita e i loro affari sarebbero dovuti passare sotto il ferreo controllo del marito. Per questo Doña Gracia scelse di non risposarsi. E visse, probabilmente, da donna sola. Aveva avuto una bambina, Ana, dal marito Francisco, ma era ben consapevole che per conservare il controllo della propria vita e dei beni, per raggiungere i propri obiettivi politici, avrebbe dovuto rinunciare al conforto emotivo e sociale di un nuovo matrimonio o di un amore che diventasse di pubblico dominio, così come l’avere altri figli. Ebbe degli amanti? Chi lo sa, forse sì. Ma pose al di sopra della felicità personale, un compito che riteneva più alto. Seppe andare oltre se stessa. Per questo forse oggi la sentiamo così moderna e vicina”, spiega Brooks. Insomma, un personaggio con la statura morale di un gigante. Sagacia, gusto per l’intrigo e perfetto tempismo, fecero di lei un avversario temibile. Intorno al 1530-40, l’Inquisizione aveva appena iniziato a operare una vera e propria pulizia etnica, con arresti di massa, accuse di “giudaizzare” cioè di ricadere nella pratica ebraica, diffondendo il terrore, le torture, i roghi. Paragonata a una sovrana, a una santa o a un Giusto, avvolta da un alone messianico, di fatto Doña Gracia divenne la protettrice dei marrani. Lei stessa lo era. Fu forse per questo che Gracia capì una cosa: che senza i conversos della Penisola Iberica, l’ebraismo sarebbe stato compromesso e impoverito per sempre. Che quel tesoro di storia, cultura e fede sarebbe scomparso dalla faccia del pianeta. Le sue gesta sono leggenda: ad esempio la sua furia, quando apprese che l’Inquisizione aveva bruciato sul rogo 23 ebrei nel porto di Ancona. Da qui il feroce boicottaggio del commercio marittimo che mise la città in ginocchio, per anni, organizzato tutto da lei. Per permettere ai conversos il difficile cammino verso l’Italia e poi la Turchia, terra ottomana al di là della portata dell’Inquisizione, Doña Gracia mise in pedi un’impresa di proporzioni simili a quella di Mosè. 500 anni prima della nascita di Israele, cercò di organizzare laggiù insediamenti ebraici, cosa che fece di lei una sionista ante litteram. Venerata per la sua saggezza, per la sua capacità di tenere testa al potere politico, rinunciò praticamente alla sua enorme fortuna, pur di garantire la sopravvivenza ad am Israel. Forse oggi è giunto il tempo di raccoglierne l’eredità. E di riconoscerle un grande kavod.Harriet Porto e il “Gracia Nasi Project”Nella primavera del 2010, per commemorare i 500 anni dalla nascita di Gracia Nasi, quattro donne decidono di dare vita a un progetto tutto made in Usa, che dia finalmente un pubblico riconoscimento alla memoria di questa straordinaria figura dell’ebraismo mondiale. Harriet Porto ha l’idea e chiama per realizzarla Andrée Aelion Brooks, autrice della monografia definitiva su Dona Gracia, The Woman who defied Kings; si affiancano poi Lynne M. Winters dell’American Sephardi Federation e Gwen Zuares del B’nai B’rith International. Il 6 giugno, data di nascita di Gracia Nasi, diventa così un giorno da ricordare. La grande cerimonia nella Brotherhood Synagogue di Gramercy Park a New York è solo il primo passo. L’obiettivo è coinvolgere istituzioni culturali e il Ministero dell’educazione israeliano per attività multidisciplinari che facciano conoscere le doti umane e politiche di questa eroina troppo a lungo negletta, la fede e il senso di responsabilità che ebbe per il suo popolo. La costituzione di un Gracia Nasi Scholaship Fund finanzierà progetti di studio di giovani donne ebree, mentre per il 2011 sono previsti numerosi eventi in Europa e in Usa. Per saperne di più: www.andreeaelionbrooks.com; www.sephardicfestival.com; per scaricare un filmato della tv portoghese,www.euacontacto.com/eua-contacto/viewvideo/108/programa-eua-contacto/dona-gracia-nasi.html. di Ester Moscati e Fiona Diwan http://www.mosaico-cem.it/

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