venerdì 5 febbraio 2010
Vancouver, caso Israele Le bandiere imbrattate
Vandalismo contro i vessilli con la stella di David. Gli organizzatori dei giochi invernali le rimuovono senza però sostituirle, una scelta discutibile che scatena le polemiche
A Vancouver tutto è pronto per ospitare la 21ª edizione dei Giochi Olimpici Invernali, che prenderanno il via il prossimo 12 febbraio. Ma altrettanta prontezza hanno dimostrato anche quei vandali che, ancor prima che la manifestazione abbia inizio, hanno già trovato il modo di rovinare la kermesse. Le bandiere di tutte le nazioni partecipanti sventolano già nei viali della città canadese. Ma due sono state profanate. Quelle con la stella di David, manco a dirlo. La scritta 'Free Palestine', che campeggiava in bella mostra su entrambi i vessilli dello Stato ebraico, ha costretto gli organizzatori a rimuoverle. "Se le avessimo rimesse subito le avrebbero sicuramente imbrattate di nuovo", dicono. E anche se ciò avverrà in ogni caso prima della cerimonia inaugurale, quelle bandiere mancanti, seppure solo per pochi giorni, hanno l'effetto di un pugno nello stomaco.UN RAPPORTO TORMENTATO - Israele e le Olimpiadi, un rapporto tormentato che si arricchisce di nuovi capitoli quasi ad ogni edizione della rassegna. Del massacro di Monaco si sa tutto: 11 atleti prelevati dal villaggio e trucidati da un commando di fedayyin il 5 settembre 1972, dietro il pretesto del mancato accoglimento da parte del Cio della richiesta di partecipazione di una delegazione palestinese ai Giochi. Ma c'è stato anche dell'altro. Per citare gli episodi più recenti, nel 2008, a Pechino, un nuotatore iraniano, Mohammad Alirezaie, si rifiutò di scendere in vasca per la presenza nella stessa batteria del collega israeliano Tom Beeri, per poi 'ribadire il concetto' l'anno seguente ai mondiali di Roma, quando avrebbe dovuto misurarsi con un altro israeliano, Mickey Malul. Persino alle paralimpiadi, sempre a Pechino, la nazionale iraniana di basket si rifiutò di affrontare nei quarti di finale gli Stati Uniti, ufficialmente a causa di un improvviso e non gradito cambio di orario. In caso di passaggio del turno, l'Iran avrebbe trovato la vincente di Canada-Israele. E anche al di fuori dell'ambito olimpico, il mese scorso un funzionario della Federcalcio iraniana è stato addirittura costretto a dimettersi per il solo fatto di aver inviato una normalissima mail di auguri, tra le altre, anche alla Federazione israeliana.TONI SMORZATI - Mark Gurvis, capo dell'associazione ebraica di Vancouver, preferisce non esacerbare i toni: "Non mi stupisco di quest'atto vandalico, so bene che la nostra bandiera è un target e che i Giochi Olimpici rappresentano un'occasione unica, come cassa di risonanza. Ma noi siamo fieri dei nostri atleti e speriamo che quella bandiera torni a sventolare soprattutto grazie ai loro risultati". Probabilmente non accadrà, ma sarebbe bellissimo. 03 febbraio 2010 http://www.repubblica.it/
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Eyal Golasa
Tutti contro Golasa Traditore per Israele ebreo per gli ultrà
Eyal Golasa è un ebreo. Eyal Golasa è uno sporco ebreo. Eyal Golasa non lo vogliamo. Un bel mondo davvero quello del calcio italiano. Un mondo abitato, frequentato, alimentato da squadre e squadracce, da brigate e commandos, da feddayn e drughi, il nostro meraviglioso pubblico, la curva che nel cuor mi sta, il dodicesimo uomo, senza di loro non si può giocare. Eyal Golasa ha diciotto anni e non ha ancora capito dove è capitato. Ma sa da dove sta venendo via. In Israele urlano «è un disertore». Suo padre dice con rabbia: «È disonesto». La sua vecchia società, il Maccabi, lo vuole denunciare per “tradimento” contrattuale. La vita calcistica di questo ragazzo dribblomane deve ancora incominciare e sembra già finita. Come accadde a Ronny Rosenthal rispedito al fronte dall’Udinese, dopo fasulle visite mediche: «Ha problemi alla schiena», spiegarono i medici, lo staff tecnico e i dirigenti del club friulano. Era l’anno millenovecentoottantanove e anche una terra abituata alle migrazioni e all’accoglienza aveva deciso di sputare addosso a un ebreo. Così avevano scritto sui muri della città. Rosenthal, con la schiena a pezzi, se ne andò in Inghilterra dove giocò 74 partite con il Liverpool, 88 con il Tottenham e 30 con il Watford, realizzando complessivamente 33 gol, nonostante la cartella sanitaria dell’Udinese. Poi toccò a Winter, un laziale di colore che veniva dall’Ajax. Un altro ebreo, come erano considerati ebrei, anche se non lo erano, tutti quelli della squadra di Amsterdam perché il club aveva ricevuto l’aiuto finanziario decisivo di Van Praag, noto imprenditore di religione ebraica. Il cielo d’Europa era buio di guerre e di morti, Matthias Sindelar, detto Cartavelina per il suo fisico asciutto, quasi scheletrico ma con una forza e uno stile ineguagliabili, diventò il simbolo della ribellione civile al razzismo e al nazismo. Sindelar giocava con una fasciatura larga e rigida a protezione del ginocchio infortunato, fu quasi il suo segno distintivo. L’austriaco si rifiutò di alzare il braccio per il saluto ai gerarchi nazisti schierati in tribuna nello storico incontro tra l’Austria e la Germania, vinta dal Wunderteam 2 a 1 con un gol del Mozart del calcio, di Papiereine, carta velina. L’annessione alla Germania, la definizione di Ostmark, provincia orientale, furono la mortificazione per chi era stata, l’Austria appunto, al centro dell’Impero. Sindelar morì a trentasei anni, nel suo letto e accanto a lui giaceva l’italiana Camilla Castagnola, un’altra ebrea. La loro fine non venne mai chiarita. Settant’anni dopo sembra che nulla sia cambiato. Eyal Golasa è il secondo israeliano ad avere la possibilità di giocare nel nostro calcio. Prima di lui toccò a Tal Banin arrivato a Brescia nel 1997. Se ne andò dopo un paio di stagioni senza sussulti ma con troppi guai fisici.Golasa ha un cognome che non poteva far pensare ad altro se non al gioco del football. Ma il suo passaporto, la sua religione, diventano l’avversario più bastardo e più imbecille che si potesse prevedere. L’ignoranza dei razzisti, la volgarità degli antisemiti, l’intolleranza violenta degli estremisti di destra e di sinistra (controllate, a caso, gli ultras di Livorno, Verona, Bergamo, Roma, Barcellona, Madrid, Chelsea, Millwall) ha trasformato lo stadio di calcio in una discarica di pseudo ideologie. La moltitudine di facebook ha il suo slogan che respinge Eyal Golasa, gli insulti sono mille, il vomito di parole e di minacce trova la replica degli interneuti israeliani che invitano Golasa a non accettare la maglia, numero 15, di una squadra che conta quel tipo di tifosi. Anche il padre di Eyal ha aggiunto il suo bel carico da undici, così come il Maccabi. Qualche euro in più, un gol nel derby e altre giocate eccitanti potranno cancellare l’idiozia di parenti, affini e del popolo bue. In caso contrario Eyal Golasa emigrerà ma non sarà lui ad aver perso mentre i vigliacchi si nasconderanno nel branco. Ripenso a Matthias Sindelar e al suo ginocchio fasciato. 04 febbraio 2010,http://www.ilgiornale.it/
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Eyal Golasa
CALCIO, LAZIO: POLEMICHE IN ISRAELE PER IL CASO GOLASA
Il trasferimento alla Lazio del gioiellino israeliano Eyal Golasa sta diventando un caso in Israele: il giocatore infatti avrebbe lasciato il paese d'origine per sottrarsi al servizio di leva, obbligatorio e di durata triennale. "Mio figlio è stato disonesto, sono arrabbiatissimo con lui - ha spiegato il padre Avner al quotidiano online Ynet - gli ho detto che sarebbe dovuto restare al Maccabi, non mi piace affatto come si è comportato, ha fatto una cosa sporca, ferendo la società che per lui ha fatto molto". Ci sarebbe la possibilità che ilgiocatore si dichiari obiettore di coscienza e compia il servizio di leva all'estero. Il Maccabi Haifa intanto sembra aver accantonato l'ipotesi di un esposto alla Fifa perinvalidare l'accordo stipulato tra la Lazio ed il giovane centrocampista, forte di un accordo firmato due anni fa dal calciatore. http://sport.repubblica.it/
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Israele-Italia/ Shalom: Roma metta pasdaran in lista terroristi
Vicepremier israeliano: chiesto aiuto Berlusconi Gerusalemme, 2 feb. (Apcom) - Israele ha chiesto l'aiuto italiano perché le Guardie della Rivoluzione iraniana (Pasdaran) siano inserite nella lista nera delle organizzazioni terroristiche dell'Unione Europea: lo ha affermato il vicepremier israeliano Sylvan Shalom, intervistato dalla radio dello Stato ebraico. "Nel mio incontro di lunedì con il presidente del consiglio Silvio Berlusconi gli ho proposto che l'Italia voti una legge che consideri i pasdaran un'organizzazione terroristica, in vista di una sua adozione da parte dell'Unione Europea, e gli ho ricordato che aveva già usato la sua influenza per includere Hamas in questo elenco", ha spiegato Shalom riferendosi ad una decisione presa dall'Ue nel 2003. "Una tale risoluzione costituirebbe un colpo assai duro per il regime iraniano", ha concluso Shalom ricordando come due mesi fa il Parlamento olandese abbia già adottato un provvedimento simile e confermando che la questione sarà discussa oggi nel corso del previsto incontro fra Berlusconi e l'omologo israeliano, Benjamin Netanyahu.
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Israel Katz
Israele-Italia: Matteoli, proficuo incontro con collega Katz
(Teleborsa) - Roma, 2 feb - Nell'ambito del vertice Israele-Italia in corso a Gerusalemme, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli ha avuto un incontro bilaterale con il Ministro dei Trasporti Israel Katz. "Si è trattato - ha dichiarato il Ministro Matteoli al termine del vertice - di un lungo e proficuo incontro nel quale sono state toccate varie tematiche di comune interesse. Abbiamo discusso della cooperazione tra le portualità dei due Paesi, dei rapporti tra la Guardia Costiera e il costituendo Corpo israeliano. Abbiamo affrontato le problematiche inerenti il trasporto aereo, con particolare riguardo alla sicurezza dei voli e dei controlli a terra. Si è discusso anche del trasporto ferroviario per il quale Israele ha in programma cospicui investimenti per ampliare la propria rete. Sia io che il collega israeliano ci siamo impegnati a mettere a disposizione dei due Paesi le esperienze e le professionalità maturate nei diversi settori dei trasporti. Ho invitato - ha concluso Matteoli - il ministro Katz in Italia per proseguire il confronto avviato ed il collega ha accetto di buon grado di venire a Roma".
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Eco-energie: il sistema italiano di ricerca incontra Israele
Incontro promosso dall’ambasciata italiana a Tel Aviv sulla collaborazione tecnologica scientifica tra Israele e Italia
Nuova collaborazione energetica per l'Enea, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Con l'incontro svoltosi oggi a Gerusalemme l’ing. Giovanni Lelli, Commissario dell’Agenzia ha siglato la collaborazione per l’avvio di un laboratorio congiunto sulle energie solari e rinnovabili con l’Università Ben Gurion del Negev, la quale vanta competenze tra le più avanzate del mondo nel campo della ricerca scientifica e tecnologica. Questo connubio permetterà ad entrambi i paesi di accrescere il proprio know how tecnologico nel settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica e si colloca giustamente a seguito dell’intesa di Collaborazione Scientifico-Tecnologica avviata con il Ministero degli esteri lo scorso ottobre 2009.L'occasione per la nuova allenaza si è creata nel corso del “Sistema italiano della ricerca incontra Israele” tavola rotonda promossa dall’Ambasciata Italiana a Tel Aviv e cui hanno preso parte i maggiori Centri e Agenzie di ricerca di entrambi i Paesi. http://www.repubblica.it/
Nuova collaborazione energetica per l'Enea, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Con l'incontro svoltosi oggi a Gerusalemme l’ing. Giovanni Lelli, Commissario dell’Agenzia ha siglato la collaborazione per l’avvio di un laboratorio congiunto sulle energie solari e rinnovabili con l’Università Ben Gurion del Negev, la quale vanta competenze tra le più avanzate del mondo nel campo della ricerca scientifica e tecnologica. Questo connubio permetterà ad entrambi i paesi di accrescere il proprio know how tecnologico nel settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica e si colloca giustamente a seguito dell’intesa di Collaborazione Scientifico-Tecnologica avviata con il Ministero degli esteri lo scorso ottobre 2009.L'occasione per la nuova allenaza si è creata nel corso del “Sistema italiano della ricerca incontra Israele” tavola rotonda promossa dall’Ambasciata Italiana a Tel Aviv e cui hanno preso parte i maggiori Centri e Agenzie di ricerca di entrambi i Paesi. http://www.repubblica.it/
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Alberta Levi Temin
Stolpersteine Pietre d’Inciampo
Il 28 gennaio 2010 a Roma, in Via Flaminia 21, sono state poste tre pietre d’inciampo a ricordo che in quella casa vivevano l’ing. Mario Levi, sua moglie Alba Ravenna in Levi, e il loro figlio Giorgio di 16 anni, mio cugino, quasi fratello, dato che i nostri padri erano fratelli e le nostre mamme sorelle. Il 16 ottobre 1943 sono stati prelevati da due SS naziste alle 6 del mattino, quando ancora dormivano nei loro letti: dopo soli 20 minuti uscirono prigionieri. Quella mattina in quella casa c’ero anche io con la mia mamma e mia sorella Piera; papà, per esigenze logistiche, dormiva in un’altra casa. Eravamo arrivati solo da 3 giorni, fuggiti da Ferrara dopo una visita notturna della questura italiana, alla ricerca di giovani ebrei fra i 20 e i 30 anni. In casa nostra, pur cercando in ogni stanza, non ne trovarono e se ne andarono senza portare via nessuno.
A Ferrara, quella notte, sono stati messi in prigione 22 giovani ebrei tutti maschi; “saranno adibiti a qualche lavoro civile” diceva mio padre sempre fiducioso, invece dopo 2 mesi di carcere, furono consegnati ai nazisti e finirono ad Auschwitz. Io non avevo fiducia e riuscii a convincere papà che era giunto il momento di accettare l’insistente invito degli zii di trasferirci da loro, certi che Roma sarebbe stata liberata in breve tempo. Forte dell’esperienza di Ferrara, quando tre giorni dopo il nostro arrivo, all’alba del 16 ottobre 1943, mi svegliai di soprassalto per un’ insistente suonata del campanello di casa, pensai che non essendoci ragazzi fra i 20 e i 30 anni, non avrebbero preso nessuno. Ma non volevo sentire quel passo per la casa alla ricerca di qualcuno nascosto. Questo dissi a mamma e a Piera, scesi dal letto e in camicia uscii sul balcone.Mia sorella Piera chiuse il balcone alle mie spalle, mentre 2 SS, urlando come se fossero in 10, spalancavano nella nostra camera la porta che dava sul corridoio. Capii subito che avrebbero portato via tutti, anche la mia mamma e mia sorella Piera. E io? Mi brucia ancora dirlo: rimasi fuori al balcone, paralizzata, pietrificata, appoggiata alla parete di fianco alla finestra, con l’orecchio teso vicino allo stipite per cercare di sentire, di capire quanto accadeva. In meno di 20 minuti la casa fu vuota. La mia mamma e mia sorella Piera sono state salvate dall’energia di zia Alba che le ha letteralmente spinte a varcare la soglia dove erano stati invitati ad entrare solo i cattolici di matrimonio misto. Dopo 12 ore , le più dolorose della mia vita, per un insperato miracolo, mamma, papà, mia sorella Piera ed io eravamo insieme. Ma gli altri miei cari? Quel giorno furono 1023 i deportati da Roma; caricati sui carri bestiame la mattina del 18 ottobre, raggiunsero il campo di eliminazione di Auschwitz la sera del 22 gennaio, ma solo il 23 mattina furono fatti scendere ; 827 persone, di cui 244 erano bambini sotto i 10 anni, quel giorno stesso, condotti nelle camere a gas, fu messa fine alle loro indicibili sofferenze. Fra loro, è documentato, c’era Alba. 196 furono scelti per lavorare, fino all’esaurimento delle loro forze. Solo 17 persone di questo gruppo erano vive il 27 gennaio 1945, quando Auschwitz fu liberata. Da quell’inferno è tornato, unico del suo nucleo familiare, un altro mio carissimo cugino, Gegio Ravenna, uno di quei 22 giovani, aveva allora 23 anni, messi in prigione a Ferrara nell’ottobre del 1943.Fino alla notizia dell’uscita dell’ultimo salvato, abbiamo sperato di rivedere anche Giorgio, il mio cuginetto quasi fratello, che a 16 anni suonava tanto bene Chopin e aveva tanti progetti da voler realizzare. La vita è un dono meraviglioso che ognuno di noi riceve gratuito. Lo sappiamo che la vita ha un principio e una conclusione, che qualche volta arriva quando si è completato il suo ciclo naturale, qualche volta può anche arrivare prima. Se il distacco dalle persone che amiamo è sempre doloroso, cerchiamo conforto affrontando la realtà: “D-o ha dato, D-o ha tolto, sia benedetto il Suo Nome”. Quando il filo della vita viene spezzato da mano umana, da leggi inumane, la rassegnazione è una chimera irraggiungibile. Non c’è, non ci può essere una risposta ai molti “perché” che si affollano nella nostra mente 28 gennaio 2010, a Roma, davanti al portone d’ingresso del palazzo di Via Flaminia 21, sono state poste 3 “pietre d’inciampo” per ricordare al passante che lì abitavano Mario Levi nato nel 1888, Alba Ravenna Levi nata nel 1891, Giorgio Levi nato nel 1926, deportati ad Auschwitz il 16/10/1943. Per iniziativa di Diana Pezza Borrelli è stato il regalo che l’Amicizia Ebraica-Cristiana di Napoli ha offerto per i miei 90 anni. Non ho parole per ringraziare; prevedevo l’emozione che ho provato, ma imprevisti sono stati i pensieri che si sono imposti alla mia mente in quel momento: i miei cari, almeno i loro nomi, tornavano a casa, non erano più nel vento, non sarebbe stata solo la pietra tombale posta nel cimitero di Ferrara accanto a quella dei nonni Ravenna a ricordarli. Qui, su questo marciapiede cammina la vita, e i loro nomi ne faranno parte.Il mio grazie va anche a Adachiara Zevi che ha saputo realizzare a Roma il progetto, a Rosetta Loy, a Ottavia Piccolo presenti anche con la loro parola, ai moltissimi amici e ai parenti che ho sentito tutti vicini, e finalmente a Gunter Demnig, l’artista che ha ideato la “Stolpersteine” ( Pietra d’inciampo), che ho avuto il piacere di conoscere e ringraziare personalmente. Sullam n.45
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La Tentazione di Esaù - Minestra di lenticchie
INGREDIENTI (per 6 persone): 350 gr. di lenticchie; 3 cucchiai di olio extravergine di oliva;1 cipolla; 1 carota;1 gambo di sedano; 3 cucchiai di salsa di pomodoro; 1 foglia di alloro; Rosmarino; Aglio; Sale; Pepe.Per le polpettine: 200 gr. di carne di manzo macinata; 1 uovo; Azzima pesta o pangrattato;2 cucchiai di prezzemolo tritato; 1 pizzico di cumino macinato; 1 pizzico di coriandolo
macinato; sale; Olio extravergine di oliva.TEMPO DI PREPARAZIONE: 30 min per la preparazione; 40 min per la cottura.Lavare e mondare carota e sedano e tritarli finemente con la cipolla. In una pentola capace far scaldare l’olio e stufarvi appena le verdure. Unire, poi, le lenticchie, coprendole con abbondante acqua fredda fino a superare di cinque dita il livello delle lenticchie e portandole a bollore. Aggiungere, poi, la salsa di pomodoro e la foglia di alloro. Lasciare cuore il composto per circa 20 minuti a fuoco basso. Salare e pepare a fine cottura. Nel frattempo preparare le polpettine di carne: in una terrina mescolare tutti gli ingredienti, quindi con le mani modellare delle pallottoline. Successivamente, in una padella far scaldare due cucchiai d’olio e cuocervi le polpettine fin quando saranno dorate, unirle alla zuppa di lenticchie e terminare la cottura.Per insaporire ulteriormente la zuppa, nella padella in cui sono state cotte le polpettine, porre un cucchiaio di olio,schiacciarvi lo spicchio di aglio e aggiungervi un cucchiaino di rosmarino lavato e tritato. Far soffriggere per due minuti. Irrorare la zuppa con il soffritto profumato e servire. Beteavòn Sullam n.45
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cucina ebraico - israeliana
Peres Peace House
Negli ultimi mesi del 2008 è stata inaugurata in Israele, a Jaffa, la Peres Peace House, costruita dall’architetto italiano Massimiliano Fuksas,vincitore, nell’Ottobre 2009, del premio “Architetture del dialogo”. Si tratta di un riconoscimento nato per volontà del Comune di La Spezia, nell’ambito del premio culturale Exodus, andato quest’anno a David Grossman; il premio porta il nome di una delle navi che tra il 1946 e il 1948 fecero la spola tra La Spezia e la Palestina con a bordo i sopravissuti ai campi di concentramento nazisti.Nelle motivazioni ufficiali per la consegna del premio si legge:“A Doriana e Massimiliano Fuksas per la Peres Peace House, una struttura nata per il dialogo e la cooperazione del mondo; un'impresa impegnativa e di grande significato etico... Così la sovrapposizione della materia, l'uso della luce, l'esserci con leggerezza e pesantezza in un luogo che ha una storia di sofferenza danno voce al lato migliore dell'essere, ad un umano desiderio di pace”.La Peres Peace House è un centro di studi commissionato più di 10 anni fa dallo stesso Peres, costruito su più strati a simboleggiare “il tempo e la pazienza”. Il basamento della costruzione ospita una grande piazza, i piani superiori, nei quali si alternano cemento e vetro traslucido, accolgono fra l'altro una biblioteca, un auditorium destinato a 200 persone, uffici e spazi per le riunioni.Nell’ambito del premio è stato inoltre bandito il concorso di idee Exodus Art 2010, per la realizzazione di un'opera artistica ispirata alla partenza della
nave Exodus dal molo Pagliari.
nave Exodus dal molo Pagliari.
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Cultura
giovedì 4 febbraio 2010
Panetta
Mo: visita segreta capo Cia in Israele
Nel mirino di Panetta le basi di Al Qaida nello Yemen
(ANSA) - TEL AVIV, 31 GEN - Il direttore della Cia Leon Panetta e' stato nei giorni scorsi in visita segreta in Israele ed Egitto. In Israele Panetta avrebbe esaminato la questione iraniana con il premier Netanyahu, con il ministro della difesa Barak e con il capo del Mossad (spionaggio) Meir Dagan. Il sito israeliano di intelligence Debka ha affermato che Panetta ha mostrato - sia in Israele che in Egitto - particolare interesse nella lotta contro le basi di Al Qaida nello Yemen.
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