sabato 4 maggio 2013
Il Consigliere federale Didier Burkhalter ha incontrato
giovedì a Tel Aviv il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Un
incontro nel quale è stata evocata l’idea di un referendum riguardante
l’accordo di pace con i palestinesi mediante un possibile aiuto svizzero.
L’idea del referendum è di Netanyahu, il quale ha asserito che per
organizzarlo Israele avrà bisogno dei consigli della Svizzera.
Burkhalter lo ha invitato a Berna, dove il progetto potrà essere
discusso nei dettagli.Il capo del governo israeliano ha anche ricordato la sua posizione in un
momento in cui gli Stati Uniti cercando di incoraggiare il rilancio dei
negoziati fra lo Stato ebraico e i palestinesi, fermi dall’autunno
2010.Nel settembre 2010, malgrado l’opposizione della sinistra e di diversi
ministri, Netanyahu si era già detto favorevole a un referendum su
qualsiasi accordo concluso con i palestinesi.Martedì la Lega araba ha riformulato la sua iniziativa di pace,
sostenuta dagli Stati Uniti, che convalida in maniera esplicita il
principio di uno scambio di territori.Il testo lascia sperare una ripresa dei negoziati di pace, anche se
Benjamin Netanyahu e diversi responsabili palestinesi hanno temperato le
speranze della riapertura di un dialogo.Burkhalter e Netanyahu hanno anche parlato dell’approfondimento delle
relazioni bilaterali tra Svizzera e Israele e della situazione nella
regione.http://www.ticinolive.ch/
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Netanyahu: 'Israele pronto a negoziati senza precondizioni'
Netanyahu: Israele pronto a negoziati di pace Israele e' pronto a riprendere senza precondizioni trattative di
pace. Lo ha ribadito il premier Benyamin Netanyahu commentando
l'iniziativa del segretario di Stato Usa John Kerry, assieme con la Lega
araba, che esprime un possibile compromesso sui futuri confini fra
Israele e Palestina. Netanyahu ha pero' ribadito che il conflitto "non
e' territoriale", bensi' centrato sul "necessario" riconoscimento da
parte palestinese del "carattere ebraico di Israele".
Erekat: Stato della Palestina può accettare modifiche dei confini Una volta che Israele abbia riconosciuto la soluzione dei 'Due Stati'
secondo le linee del 1967, lo Stato di Palestina, in quanto Paese
sovrano, potrebbe prendere in considerazione modificazioni minori dei
confini": lo ha precisato il negoziatore palestinese Saeb Erekat. Nell'
incontro con il Segretario di Stato John Kerry, la delegazione della
Lega araba "ha dunque rappresentato quella che e' gia' posizione
ufficiale palestinese".http://www.rainews24.rai.it
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Israele:nebbia ritarda voli, fermi anche passeggeri italiani
(ANSAmed) - TEL AVIV, 3 MAG - La forte nebbia che da ieri
pomeriggio e' scesa sulla costa centrale israeliana ha procurato
disagi e ritardi nei voli in partenza e in arrivo dall'aeroporto
internazionale Ben Gurion la notte appena passata. Alcuni di
questi - i media parlano di 5 aeromobili - sono dovuti atterrare
a Larnaca a Cipro, viste le condizioni di visibilita' dello
scalo israeliano. Tra essi il volo dell'Alitalia che sarebbe
dovuto arrivare durante la notte e poi ripartire alle 5:15 di
questa mattina. I passeggeri di questo volo - tra cui, secondo
quanto si e' appreso, diversi italiani - sono in attesa di
ripartire tra poche ore non appena la situazione dello scalo si
normalizzera'
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Curiosità
Cuscussu'

Per il cuscus: Un kg di semolino grosso; 1 bicchiere di olio di oliva. 1 bicchiere d'acqua
salata. 2 rossi d'uovo.Per il bollito:300 g di carne da bollito. Ossi da brodo. 1 costa di sedano. 1 carota. 1
cipolla.Per le verdure: 3 kg di verdure (spinaci, cavolo verza, cavolfiore, carote, zucchine, carciofi,
piselli, ecc.). 1 cipolla. Qualche cucchiaino d'olio d'oliva.Per le polpettine: 500 g di carne bovina macinata. 2 uova. 2 o 3 cucchiai di pangrattato. 1 ciuffo
di prezzemolo. Olio per friggere.Preparazione:In una terrina grande, mettete il semolino e versateci un po' alla volta un
bicchiere d'acqua calda salata lavorandolo continuamente con le mani per evitare
che si appalli. Aggiungete anche un bicchiere d'olio e lavorate fino ad ottenere
un impasto omogeneo che farete rotolare poi con la mano destra a dita distese.
Questa lavorazione potrà durare per almeno tre quarti d'ora, fino a quando,
cioè, l'impasto si sarà diviso, senza grumi, in palline grosse come grani di
pepe. Nel frattempo avrete fatto un brodo con la carne da bollito, gli ossi e
gli odori.Versate il cuscus su un panno pulito che appoggerete su di un colabrodo che a
sua volta va posato sulla pentola del brodo., in maniera tale che il semolino
venga cotto a vapore. Il colabrodo deve essere coperto con un piatto sul quale
si legano strettamente i lembi del tovagliolo, quindi il tutto deve venire
chiuso da un coperchio, in maniera tale che il vapore non vada disperso. Dopo un
paio d'ore di cottura togliete il semolino dal fuoco e versatelo nuovamente
nella terrina dove aggiungerete due rossi d'uovo mischiati precedentemente con
una tazza circa di brodo. Mescolate per bene fino a quando non sarà scomparso
ogni grumo. Rimettete il semolino sulla pentola come prima, sempre avvolto da un
panno e fate cuocere per un'altra ora.Nel frattempo, a parte, tritate e mettete a soffriggere nell'olio d'oliva la
cipolla, fino a quando assumerà un colore dorato. Aggiungete man mano le verdure
e fatele soffriggere per bene. Impastate la carne macinata con le uova, il
pangrattato, il prezzemolo, sale e pepe e fatene delle piccole polpettine che, a
loro volta, soffriggerete nell'olio. A questo punto togliete il semolino dal
tegame e lavoratelo per la terza ed ultima volta con il brodo. Finalmente
versatelo su un piatto fondo da portata, aggiungetevi le verdure, il lesso, le
polpettine e, volendo, qualche spicchio di uova sode.
Note:Che ci fa un piatto tipicamente nordafricano fra le "specialità" toscane? In
realtà esso è anche uno dei piatti tipici degli ebrei toscani, in particolare
quelli dell'importante comunità di Livorno. E' probabile che il cuscussù (o cuscusù) sia stato introdotto
a Livorno dagli ebrei marocchini e tunisini che vi confluirono nel corso del
Settecento. Non si può affermare con certezza che solo allora esso venisse
conosciuto in Italia, perché sembrerebbe esservi traccia di una sua presenza a
Roma e nel meridione della Penisola già nei secoli precedenti. Resta il fatto
che il cuscussù diventerà una dei piatti sabbatici più in voga nelle mense
ebraiche toscane del Settecento e dell'Ottocento, essendo assolutamente
sconosciuto altrove. E' quantomeno curioso, comunque, il fatto che un alimento
tipicamente nordafricano ed arabo sia potuto diventare un piatto talmente tipico
di alcune comunità ebraiche come quella di Livorno da poter senz'altro
contraddistinguere il mangiare alla giudea.http://www.secrettuscany.it/
3-4 peperoni 2-3 pomodoro freschi a pezzetti
Una cipolla Olio extra vergine di oliva Sale Pepe
Affettate la cipolla e mettete la in tegame con un fondo di olio e due o tre cucchiai di acqua. Quando l’acqua evapora aggiungete i peperoni a listarelle, sale e pepe. Lasciate bollire nel tegame coperto finché non appassiscono. A questo punto unire i pomodori a pezzetti e terminate la cottura sempre con il coperchio... Sullam 111
Una cipolla Olio extra vergine di oliva Sale Pepe
Affettate la cipolla e mettete la in tegame con un fondo di olio e due o tre cucchiai di acqua. Quando l’acqua evapora aggiungete i peperoni a listarelle, sale e pepe. Lasciate bollire nel tegame coperto finché non appassiscono. A questo punto unire i pomodori a pezzetti e terminate la cottura sempre con il coperchio... Sullam 111
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cucina ebraico - israeliana
Scuola di cucina “La Cucina del Ghetto”
http://www.jewishkitchen.org/
IL DIALETTO EBRAICO VENEZIANO
Una parola veneziana al giorno, toglie il medico di torno....
GRÌBOLE: Nome di un cibo. Si tratta di “pezzetti di pelle d’oca fritti in padella nel loro grasso”.Fu importato nelle regioni nord-orientali,fin dal XIV secolo, dai “tedeschi” profughi dall’Europa centrale, in seguito alle persecuzioni subite. Jìddish gribene “ciccioli”
(Fortis, 1979: 233)
Una parola veneziana al giorno, toglie il medico di torno....
GRÌBOLE: Nome di un cibo. Si tratta di “pezzetti di pelle d’oca fritti in padella nel loro grasso”.Fu importato nelle regioni nord-orientali,fin dal XIV secolo, dai “tedeschi” profughi dall’Europa centrale, in seguito alle persecuzioni subite. Jìddish gribene “ciccioli”
(Fortis, 1979: 233)
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Curiosità
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo bellissimo tema di Luca Vitiello di Casamassima (Bari), dove frequenta la classe III della Scuola Media Dante Alighieri.
Auschwitz, 1944
Caro Marcus,
se starai leggendo questa lettera. significa che non ce l’ho fatta, perché mi ero ripromesso che se fossi sopravvissuto avrei eliminato le prove di quella atroce esperienza.Avevo appena compiuto 10 anni, quando fui strappato dalle braccia dei miei genitori, iniziai gridare e a piangere, ma più mi dimenavo, più venivo strattonato, allora fui preso di peso e buttato dentro un camion.Eravamo tutti ammassati ed impauriti con lo sguardo perso nel vuoto; arrivammo in una struttura tetra e spettrale, entrai piano per la troppa paura. Vidi tantissimi bambini ed adulti senza capelli, li come zombi a scavare e scavare, avevano tutti quanti la stessa divisa ed un numero sul braccio; ad un tratto un signore, non so il motivo, prese a scappare e mentre correva iniziò a gridare alcune parole, forse era in cerca della sua famiglia, veniva verso di me, quando io vidi stramazzare al suolo, aveva una pallottola nella schiena e lontano, dietro dl lui, c’era un tedesco con il fucile puntato ancora fumante. Quell’immagine non la dimenticherò mai:il sangue dl quell’uomo, che stava propagandosi, colorando la neve di un rosso sbiadito di un’anima ormai perduta.I tedeschi gridando e spingendo ci condussero in un capannone dove fummo costretti a toglierci i nostri vestiti e iniziarono a rasarci la testa; tutti i capelli venivano conservati, ma quale uso ne avrebbero mai fatto...Come tutti gli altri fui obbligato ad indossare quella divisa sporca e maleodorante e infine fui marchiato indelebilmente con un numero, era il mio, non avevo più un’identità, avevo perso ogni cosa, adesso ero divenuto il 6890074. Ma perché non potevamo tenerci i nostri vestiti, nostri nomi; perché non potevamo rivedere le nostre famiglie, ma soprattutto, che cosa avevamo fatto per meritarci questa dura e cruda realtà che gli altri definivano, “Campo di concentramento”... Era notte fonda e dopo tanto lavorare mi meritavo proprio una bella dormita, ma non fu così, il letto era sprovvisto di materasso e dovevo condividerlo con altri; quella notte fu una notte terribile e fu la prima volta che mia madre non mi dava il consueto bacio prima di addormentarmi.All’alba i kapò ci dissero di seguirli e così, una volta spogliati, ci portarono nelle docce, finalmente una bella doccia, ma gli altri non la pensavano allo stesso modo, anzi erano spaventati: ma che male avrebbe mai fatto una doccia?All’uscita ripresi la mia divisa e mi affrettai a chiedere ad un bambino perché le persone fossero così terrorizzate ed il bambino, con una voce sottile mi rispose: fanno bene le persone ad avere paura, spesso le docce non sono vere e proprie docce ma camere a gas e a volte, senza rendersene conto, una doccia può diventare fatale. Nei giorni seguenti mi accorsi che c’era un viavai di persone, molte arrivavano, moltissime altre sparivano, anche lo stesso bambino a cui avevo chiesto informazioni era svanito nel nulla, si era volatilizzato; spero che quel ragazzino sia sopravvissuto, ma così facendo mi illudo soltanto, ma come si suol dire “l’illusione è la strada più vicina alla convinzione”.Venne il giorno della selezione, ciò che io definirei più del “giudizio”, il quale ti conduce verso la morte o una presunta libertà, io venni scelto per andare a sinistra, cioè tra coloro che dovevano essere eliminati, ero troppo gracile per i loro intenti.Ero ad un passo dalla morte, mi spogliai e poi vennero aperte le porte della camera a gas, faceva molto freddo, troppo freddo e per giunta i piedi erano immersi in un acqua gelida, gelida come il mio viso quando fui deportato, non riesco neanche a descrivere il mio sentimento in quell’ istante ma so solo che ripensai ai bel momenti passati insieme a te Marcus, e alla tua famiglia. Nel ripensare a tutto ciò, i miei occhi lasciarono cadere una lacrima, nella quale era contenuta tutta la mia vita, che appunto finì per infrangersi nell’acqua sottostante.Ad un certo punto udii idegli spari e del frastuono, ma iI mio corpo era ormai accasciato a terra, senza respiro.Era il 27 gennaio 1945 quando abbandonai quel campo di concentramento, per andare in un posto migliore.
Benjamin il tuo amico ebreo. Sullam 111
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La diplomazia ai tempi di Google: sul motore di ricerca arriva il “riconoscimento” della Palestina
Il cambio è
minimo. L’impatto pure. Ma la mossa rischia di scontentare più di
qualcuno. Anche a livello tecnologico. Succede che Google, uno dei
colossi mondiali del web, ha deciso di apportare una piccola modifica
nella versione palestinese della sua home page: via la scritta «Territori palestinesi» subito sotto al logo, ed ecco un più semplice «Palestina».«Anche Google riconosce lo Stato palestinese» hanno esultato quelli del Palestine News Network, ripresi da un blog del sito di Foreign Policy.
E nel giro di pochi minuti la notizia – apparsa mercoledì sera – è
stata condivisa da migliaia di utenti. Prima il (mezzo) riconoscimento
delle Nazioni Unite e ora quello – integrale – del web? A prima vista
potrebbe sembrare di sì. Come potrebbe anche alimentare le speranze di
chi si augura, un giorno, la creazione di una Palestina libera e
indipendente. Le stesse speranze che, quasi tre anni fa, alimentò la scelta del servizio meteo di Yahoo! di dividere Gerusalemme in Est e Ovest. Decisione poi revocata nel giro di pochi giorni.«Cambiamo il
nome “Territori palestinesi” in “Palestina” in tutti i nostri prodotti.
Per attribuire i nomi dei Paesi consultiamo una serie di fonti e di
autorità: in questo caso ci atteniamo all’Onu, all’Icann (garante dei
nomi per i domini internet) e all’Iso (Organizzazione internazionale per
la standardizzazione), oltre ad altre organizzazioni internazionali»,
ha spiegato Nathan Tyler, portavoce di Google.«Google non è
un ente politico o diplomatico», ha commentato – con molta pacatezza –
Yigal Palmor, portavoce del ministero israeliano degli Esteri. «E così
l’azienda può chiamare qualsiasi cosa con il nome che vuole, non ha
nessuna importanza», ha detto al quotidiano The Times of Israel.
Certo, tra le righe la decisione non è così facile da digerire. «La
scelta di Google solleva tutta una serie di questioni. A partire da
quella se ci sia uno spazio per poter discutere di questioni controverse
all’interno di un’azienda che è fondamentalmente privata».http://falafelcafe.wordpress.com/
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Curiosità
“Il film è stato girato in Israele”. E il Libano censura la pellicola pluripremiata
Quanto costa
girare qualche scena in Israele? E quanto coinvolgere attori con il
passaporto dello Stato ebraico? Il divieto assoluto di proiezione di
«The Attack». In tutti i cinema. In tutto il Libano. Peccato che la
nazionalità della pellicola sia proprio quella del Paese dei cedri.«Cari amici e
lettori, mi spiace informarvi che il ministro libanese dell’Interno,
Marwan Charbel, ha deciso di punirci vietando il film in tutto il Paese.
Ci hanno chiesto di restituire il permesso per la proiezione (in fondo al post). E il motivo principale è perché io ho passato qualche tempo in Israele per girare la pellicola». È lo stesso regista, Ziad Doueiri, a raccontarlo sulla sua pagina Facebook.«È vero,
parte del film è stato girato a Tel Aviv», scrive ancora, «ma solo
perché la storia è ambientata anche lì ed è per questo anche che ho
usato attori israeliani». Poi quello che sembra un atto di sfida: «Non
mi pento di nulla e non mi sento di chiedere scusa». E ricorda come
altri film, di realizzazione palestinese «ma con i soldi delle
istituzioni cinematografiche israeliane», siano state «regolarmente
proiettate nei nostri cinema».Basato su
una storia scritta dall’algerina Yasmina Khadra, «The Attack» racconta
la storia di un chirurgo arabo che vive a Tel Aviv. Dopo un attacco
kamikaze, l’uomo scopre un segreto inquietante sulle moglie. Una
pellicola ben girata, secondo i critici. Tanto da meritarsi tre premi al
Colcoa French Film Festival (il Premio del pubblico, quello della
critica e il riconoscimento «Nuovi arrivi»).
Non è la prima volta che Libano e Israele «litigano» in campo cinematografico. Qualche mese fa, era stato il ministro del Turismo – Fadi Abboud – a scagliarsi contro la troupe del serial tv «Homeland»
colpevole non solo di far sembrare Beirut – la capitale del Paese –
come una zona di guerra e insicura, ma anche di aver girato le scene in
alcune vie di Tel Aviv.http://falafelcafe.wordpress.com/
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L'angolo del cinema
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