sabato 13 dicembre 2008


Anton Schmid

1. Un eroe sconosciuto
Anton Schmid nacque a Vienna il 9 gennaio 1900. Proprietario di un negozio di apparecchi radio nella capitale austriaca, fu proiettato dal vortice della guerra a Vilna in Lituania. Di questo sconosciuto sergente dell'esercito tedesco incaricato di riassegnare a nuove unità i soldati sbandati che transitavano per la città di Vilna, si seppe poco o nulla sino al processo ad Eichmann nel 1961. In quell'occasione Abba Kovner lo citò ricordando che era stato Schmid a fornire a lui e all'FPO documenti falsi e trasporti su camion. Come scrive Hannah Arendt nel suo "La banalità del male": "Nei pochi minuti che occorsero a Abba per raccontare come fosse stato aiutato da un sergente tedesco, un silenzio di tomba calò nell'aula del tribunale; come se il pubblico avesse spontaneamente deciso di osservare i tradizionali due minuti di silenzio in memoria dell'uomo che si chiamava Anton Schmid"
2. La collaborazione
Schmid - oltre ad occuparsi dei soldati sbandati - era responsabile di alcune officine alle quali erano stati assegnati lavoratori ebrei. Dopo aver assistito alle fucilazioni di Ponary decise di far qualcosa per aiutare gli ebrei a sopravvivere. Schmid testimoniò l'orrore provato di fronte alle fucilazioni di massa in una lettera a sua moglie Stefi concludendo con queste parole "Tu sai quanto sia sensibile il mio cuore. Non mi è possibile pensare di non far qualcosa per aiutarli". Dall'ottobre 1941 al gennaio 1942 Schmid riuscì a far scarcerare alcuni ebrei. Ne salvò altri in diversi modi, introdusse di nascosto cibo nel ghetto. Nelle cantine di tre case di Vilna, sotto la sua supervisione vennero nascosti altri ebrei per sfuggire ai rastrellamenti. Cooperò con il capo della resistenza Mordecai Tenenbaum. Trasportò sul suo camion a Varsavia e Bialystok Vitka Kempner ed altri membri dell'FPO affinché stringessero contatti con i gruppi di resistenza degli altri ghetti. Riuscì ad inviare altri ebrei nei più sicuri ghetti di Grodno e Lida. Si calcola che, grazie alla sua azione, circa 250 ebrei sopravvissero all'Olocausto.
3. La fine e la memoria
Schmid venne arrestato in circostanze non ancora chiarite nel gennaio 1942. Processato per alto tradimento il 25 febbraio venne giustiziato il 13 aprile. Venne sepolto nel cimitero di Vilna. Nel 1967 fu riconosciuto dallo Yad Vashem "Giusto tra le Nazioni". L'8 maggio del 2000 il ministro della difesa della Germania Rudolf Sharping ha intitolato una caserma dell'esercito a Rendsburg nello Schleswig-Holstein alla memoria di Schmid. La caserma in precedenza era stata intitolata al generale Guenther Ruedel, combattente nelle due guerre mondiali e considerato un eroe nazionale tedesco. Soltanto recentemente si è appurato che Ruedel nel 1942 accettò la carica di giudice nel famigerato "Tribunale del Popolo" nazista. In tale veste partecipò alla condanna a morte di centinaia di persone dopo il fallito attentato ad Hitler nel 1944.

Gerusalemme -Yad Vashem

Maria Helena Francoise Isabel von Maltzan

una contessa ribelle
Un treno con mobili di diplomatici svedesi stava attraversando la Germania in direzione Svezia. Nello stesso momento un gruppo di ebrei stava camminando attraverso un bosco seguendo la contessa Maria Helena Francoise Isabel von Maltzan, figlia ribelle di una famiglia nobile tedesco-svedese. A un certo punto, il treno si fermò in mezzo al bosco per far salire gli ebrei che si nascondevano nelle casse dei mobili. La contessa, che aveva fatto da guida a tutta l'operazione, stava facendo ritorno a casa quando fu scoperta da una pattuglia cinofila delle SS. Per far perdere le proprie tracce camminò attraverso un fiumiciattolo, si sparse di letame e attraversò a nuoto uno stagno. Per un giorno e mezzo aspettò bagnata e affamata in mezzo a dei cespugli. Poi, finalmente, suonò l'allarme antiaereo e i suoi inseguitori si ritirarono. Appena fuori dal bosco incontrò un gruppo di persone che tentavano di spegnere un incendio in una fabbrica. Li aiutò e così trovò anche una spiegazione per il suo aspetto disastrato quando ritornò in città.
La contessa von Maltzan é un buon esempio del fatto che la famiglia non sempre influenza l'orientamento politico di una persona. Infatti, sua madre odiava gli ebrei, e nel 1933, quando i nazisti presero il potere, quasi tutta la famiglia entrò nel NSDAP, il partito di Hitler. Più avanti il fratello la escluse dalla eredità. Maria, cresciuta in un castello principesco in Slesia, studiò scienze naturali a Monaco dove prese attivamente parte alla resistenza contro Hitler. Nel 1939 conobbe Hans Hirschel, editore di una rivista letteraria avanguardista, del quale si innamorò. Più tardi lo nascose nella sua casa in un grande divano apribile. Ma Maria era già sotto osservazione della Gestapo e quando un giorno vennero a ispezionare la casa e vollero aprire il divano, lei disse che non si poteva aprire ma che potevano sparare dentro se volevano. Prima però avrebbero dovuto firmare una dichiarazione che l'avrebbero risarcita per il danno se non c'era nessuno dentro. Gli agenti della Gestapo preferirono andarsene.
La contessa Maltzan nascose più di 60 persone nel suo appartamento a Berlino, dove procurò loro da mangiare - cosa difficilissima durante la guerra - e curò quelli che erano malati. Quando, dopo la guerra, qualcuno indicò nel suo amore per Hans Hischel il motivo dei suoi gesti, lei negò duramente: "Salvai ebrei molto prima di conoscere Hans. Avevo letto Mein Kampf. Chi allora non sapeva cosa sarebbe successo doveva essere un idiota." Anche lei, come Schindler, manteneva, grazie anche al suo nome, contatti con alti funzionari del Reich, cosa che la salvò più di una volta dalla Gestapo.Anche questa donna che durante il Terzo Reich aveva mostrato così tanto coraggio ed era vissuta sul filo del rasoio per tanti anni solo per salvare degli indifesi, non ce la fece di inserirsi nella Germania del dopoguerra. Aveva cominciato negli ultimi anni della guerra a prendere farmaci per la continua tensione nervosa. Dopo il 1945 le fu revocata la sua licenza di veterinaria, il matrimonio con Hans Hirschel fallì dopo un anno e visse in miseria. Dopo anni si riprese e tre anni prima della morte di Hans lo sposò una seconda volta. Però rimase sempre una donna povera e non ebbe nessun riconoscimento per quello che aveva fatto.http://www.majorana.org/

Sandra Samuel e il piccolo Moshe

Storia della babysitter che ha rischiato la vita per Israele
Una tata indiana è diventata l’ultima mamma eroica di Gerusalemme

Il suo nome finirà in una targa nel viale dei Giusti al memoriale Yad Vashem di Gerusalemme. Ogni albero porta il nome di un non ebreo che ha salvato vite ebraiche durante l’Olocausto. Sandra Samuel però non vuole essere chiamata “eroina”. “Sono anche una madre: c’è qualcuno che in quel momento pensa di morire quando c’è un bambino così prezioso?”. A rischio della propria vita, Sandra ha salvato Moshe Holtzberg dalla furia dei terroristi islamici che a Mumbai hanno trucidato gli israeliani che gestivano un centro lubavitch. I genitori di Moshe, Gavriel e Rivka Holtzberg, sono stati torturati e giustiziati. Lei era incinta. Ieri la notizia che Sandra sarà insignita del titolo di “Giusta fra le nazioni”, prima indiana al fianco di nomi quali Oscar Schindler, il francescano Maximilian Kolbe e l’italiano Giorgio Perlasca.
Quando i terroristi sono entrati alla Nariman House di Mumbai, Sandra era nascosta in una stanza con un inserviente, vi passò tutta la sera, poi quelle grida, “Sandra, Sandra”, era Moshe che la chiamava. Sandra ha seguito la voce, poteva mettersi in salvo, invece è rimasta. L’altro dipendente ha cercato di dissuaderla, ma Sandra è uscita dal nascondiglio, al piano di sopra ha trovato Moshe fra quattro cadaveri e in una pozza di sangue. Il bambino stringeva un peluche. I terroristi le hanno sparato dal tetto quando Sandra è corsa fuori con Moshe. “Non un colpo, o venti, ma centinaia di proiettili”. Il giorno dopo Moshe ha compiuto due anni. E’ il simbolo vivente dell’eccidio degli ebrei di Mumbai. Doveva morire per mano di gente che a Kabul ha riempito di tritolo carretti di dolci per bambini e in Iraq i bambini li ha legati nei sedili delle auto per superare i checkpoint e farsi saltare in aria con loro. Sandra non ha passaporto israeliano, le è stato procurato un visto tramite i buoni uffici del rabbino Yitzchak David Grossman, un prozio di Moshe, fondatore dell’orfanatrofio più grande di Israele, il Migdal Ohr.
“Sandra è luce nelle tenebre”, dicono i fedeli lubavitcher in Israele. Lei ha raccontato alla Cnn quanto accadde al centro ebraico. Si pente per non aver fatto ancora di più per gli Holtzberg. “Ancora oggi penso che avrei dovuto mandare il bambino e fare qualcosa per il rabbino e sua moglie”. Come recita la tradizione ebraica, “al mondo esistono sempre trentasei giusti; loro non sanno di esserlo e nessuno sa chi sono; ma quando il male sembra prevalere, essi si oppongono. E questo è uno dei motivi per cui Dio non distrugge il mondo”. Il suo albero a Gerusalemme affiancherà quello di Sempo Sugihara, il console giapponese in Lituania che stampò visti per salvare dai nazisti seimila ebrei e morirà in miseria; di Raul Wallemberg, lo svedese che salvò oltre tremila ebrei ungheresi e scomparve in un gulag russo; della contessa tedesca Maria Helena Francoise Isabel von Maltzan, che nascose, nutrì e curò oltre 60 ebrei in casa propria a Berlino.
Mentre le sale cinematografiche si stanno riempiendo di pellicole sui bambini ebrei nei campi di concentramento, non commuove l’opinione pubblica occidentale la sorte di questo piccolo ebreo vivo, Moshe Holtzberg, orfano la cui sola colpa è appartenere a un’antica dinastia vittima di persecuzioni. Israele onora intanto con la più grande delle onoreficenze una tata indiana che ha rischiato di essere falcidiata per salvare un bambino dalla sorte segnata. Sandra è una donna dall’aspetto fragile e minuto, ma il suo gesto è eterno come il carrubo, l’albero del viale dei Giusti.
di Giulio Meotti, 11 dicembre 2008, http://www.ilfoglio.it/

venerdì 12 dicembre 2008

Akko - interno moschea
SICILIA/RAI: A RIVA SUD LEGA ARABA E ISRAELE A UNIONE PER MEDITERRANEO

(ASCA) - Palermo, 11 dic - A ''Riva Sud'', il settimanale socio-economico della Tgr realizzato a Palermo a cura di Maria Pia Farinella, Lega Araba e Israele insieme nell'Unione per il Mediterraneo, nell'Assemblea che si e' riunita a Strasburgo. Nel reportage di Dario Carella dalla sede del Parlamento Europeo propositi e progetti dell'Assemblea che conta 260 membri.Poi una ''vetrina'' sulle opportunita' per le aziende italiane in Israele, dove sono state costituite joint ventures con imprese locali nel settore dell'agricoltura, delle infrastrutture e della tecnologia. Riva Sud fa un passo nella Cultura con un servizio di Paolo Gila sulle installazioni italiane nel Museo di arte islamica appena inaugurato a Doha, in Qatar. Quindi l'universo secondo Gorge Fitzgerald Smoot, premio Nobel per la fisica nel 2006, intervistato da Silvia Rosa-Brusin.Per la rubrica ''Zoom'', il corto Guinea Pig di Antonello De Leo: un esperimento scientifico in cui una donna di colore - interpretata da Fiona May - accetta per bisogno di fare da cavia.Riva Sud va in onda domani sul canale satellitare Rai Med (804 - piattaforma Sky), alle 21,15 in italiano e alle 23,15 in arabo, visibile anche sul web ai siti www.rivasud.blog.rai.it e www.tgr.rai.it.

battesimi nel Giordano

Destinazione Israele, dove i politici italiani scoprono la vita sotto le bombe

I quattro giorni di visita in Terra Santa organizzati dall'Associazione Interparlamentare "Italia-Israele" e da "Appuntamento a Gerusalemme", con la partecipazione di parlamentari e senatori italiani, ha colpito nel segno: finalmente i nostri politici si sono trovati d'accordo su qualcosa. Difendere Israele e combattere il terrorismo.
Lo scorso venerdì 5 dicembre, una delegazione di senatori e parlamentari italiani composta da una settantina di persone, si è ritrovata al terminal 5 dell’aeroporto Leonardo Da Vinci, destinazione Israele. Lo scopo era di promuovere la conoscenza di questo meraviglioso paese (l’unica democrazia in Medio Oriente) tra i politici italiani. Il viaggio è stato organizzato dall’Associazione Interparlamentare "Italia-Israele", guidata dagli onorevoli Enrico Pianetta e Fiamma Nirenstein, e dall’associazione “Appuntamento a Gerusalemme”, presieduta da Anita Friedman.La visita non solo ha pienamente raggiunto il suo scopo, ma ha pure cambiato l’opinione di molti partecipanti riguardo alla situazione mediorientale, sensibilizzandoli nei confronti di un argomento poco conosciuto. Il programma del viaggio si articolava in quattro giornate fittissime di appuntamenti, le prime due a Gerusalemme, le altre a Tel-Aviv, Sderot (al confine con la Striscia di Gaza) e nei Kibbutz di Saad e di Ramat Rachel.
Una volta arrivati a Gerusalemme, i politici italiani hanno incontrato l’ambasciatore Luigi Mattiolo e la giornalista Ruthie Blum, mentre l’onorevole Pianetta ha presentato la delegazione agli ospiti che hanno discusso lo stato delle relazioni italo-israeliane. Pianetta ha sottolineato i buoni rapporti tra i due Paesi anche grazie agli sforzi e all'influenza del premier Berlusconi; la Blum ha ricordato a tutti i presenti che Israele fa enormi sforzi per rimanere un paese normale, anche di fronte agli attentati e ai razzi Qassam. La rossa giornalista del Jerusalem Post ricordava i pomeriggi trascorsi nelle sale da tè all'indomani di un attentato insieme all'amica Fiamma Nirenstein.Nel corso della serata di venerdì, la delegazione è stata guidata attraverso il quartiere armeno, per una suggestiva passeggiata notturna. La giornata successiva – sabato 6 dicembre – è stata divisa in due: in mattinata il gruppo ha potuto visitare la città vecchia e i classici luoghi di culto (l'orto del Getsemani, il Monte degli Ulivi e la Via Dolorosa) mentre al pomeriggio ha partecipato al workshop intitolato “La situazione in Israele, Iran, Onu, Durban II”, con la partecipazione di Daniel Diker del Jerusalem Center for Public Affairs, Leah Soibel dell'Israel Project e Gerard Steinberg della Bar-Ilan University.La Nirenstein si è incaricata di moderare il seminario in cui Diker ha parlato della minaccia missilistica che Israele deve fronteggiare da anni; la Soibel del modo in cui Hamas, Hezbollah e al-Qaeda stanno utilizzando internet per fare proseliti e accrescere la loro popolarità, oltre che per diffondere notizie false su Israele; Steinberg delle ONG come Amnesty International che hanno appoggiato e finanziato la conferenza di Durban. La conferenza si era risolta sette anni fa con la condanna nei confronti di Israele definito uno Stato sionista e razzista. Con la seconda conferenza di Durban, prevista nella primavera del 2009, Israele rischia di essere nuovamente accusato di razzismo e in questo contesto i politici presenti si sono chiesti se sia il caso di far partecipare l’Italia all'incontro per combattere queste accuse dall’interno oppure snobbarla per non dare troppa importanza all’evento.
La partecipazione dei nostri politici è stata, per la verità, molto intensa. Alcuni di loro sono rimasti stupefatti dall’esauriente spiegazione fornita da Diker sulla minaccia missilistica nei confronti di Israele. Altri hanno trovato utilissimo lo studio della Soibel sul Web-Terror, altri ancora hanno promesso di revocare la loro adesione ad Amnesty International dopo aver ascoltato Steinberg.Durante la successiva cena di gala, il gruppo ha ascoltato le parole del famoso giornalista Khaled Abu Toameh che ha parlato della percezione distorta che la stampa Occidentale dimostra di avere nei confronti di Israele. I commenti dei politici alla fine del lungo (forse troppo) discorso di Toameh, riflettevano l’interesse che ha saputo suscitare il giornalista arabo-israeliano.
La giornata di domenica è stata particolarmente interessante dal punto di vista dello scambio interculturale tra le due nazioni. Il gruppo di italiani si è recato in visita alla Knesset e ha incontrato alcuni rappresentanti del governo israeliano nel corso di un breve briefing in cui si è ribadita la necessità di fare fronte comune per contrastare il nemico terrorista. I politici israeliani potranno avere posizioni diverse in merito a certe sfumature, e il dibattito politico sarà anche molto animato, ma la questione principale resta quella della sopravvivenza dello Stato di Davide. E su questo concordano tutti.Conclusa la visita alla Knesset, una piccola delegazione si è recata in visita dal Presidente Shimon Peres che si è dimostrato felicissimo di ospitare i membri di quello che lui ritiene “il paese più musicale del mondo”. La metafora serviva ad introdurre il suo discorso che auspicava maggiore collaborazione tra le nazioni nel nome della sostenibilità. Secondo Peres “il capitalismo così com’è è sbagliato perché spende troppi soldi senza sapere dove vanno a finire”. Il Presidente israeliano ha spiegato come l'aumento del prezzo del petrolio ha portato a un innaturale accrescimento del debito degli Stati Uniti nei confronti dei paesi arabi, e questo dovrebbe rendere prioritaria la necessità di svincolare l’Occidente dalla dipendenza dall'oro nero.“Il Petrolio ha fatto ammalare il mondo inquinandolo e ha reso la gente infelice mentre faceva arricchire i terroristi”. Ora il mondo, secondo Peres, dovrebbe sfruttare meglio le energie alternative per uscire da questo cul de sac, così come ha fatto Israele. “Dio non ci ha dato il petrolio o altre ricchezze, noi abbiamo dovuto adeguarci sfruttando quello che avevamo, solo con le nostre menti”, le parole del Presidente, tradotte dalla bravissima Silvia Pallottino, hanno colpito nel segno: i politici italiani non facevano altro che elogiare Peres all’uscita dalla residenza presidenziale.Il gruppo si è poi riunito al resto della comitiva grazie all’impagabile Anita Friedman e si è diretto alla volta del Kibbutz di Ramat Rachel, dove Nathan Sharansky - il leggendario dissidente sovietico - ha parlato di come il mondo abbia bisogno di democrazia: “senza la democrazia non può esserci niente… le democrazie si fanno raramente guerra tra di loro e Israele, che è l’unica democrazia in Medio Oriente, deve essere un punto di riferimento”.
A microfoni spenti, Sharansky ha speso parole di ammirazione per la conferenza Fighting for Democracy in the Islamic World organizzata a Roma dalla Fondazione Magna Carta lo scorso anno, ma ha anche ammesso di non capire come mai Berlusconi sia così tanto amico di Putin. Laconico il commento dell’Onorevole Luigi Compagna: “è una questione numismatica”. Annuiva convinto anche il capogruppo dell’UDC al Senato – Giampiero D’Alia – che ha intrattenuto la compagnia con le sue battute durante gli spostamenti in pullman.
Dopo pranzo la spedizione si è recata in visita al museo della Shoah di Yad Vashem, dove si è tenuta una cerimonia per commemorare le vittime dell’Olocausto con l’onorevole Latorre del Pd, incaricato di accendere una fiaccola sotto gli occhi del riccioluto figlio Pierpaolo, per una volta serio. Prima di entrare c’era ancora una luce estiva a riscaldare i visitatori che erano ancora allegri anche a causa del buon vino bevuto a pranzo. All’uscita dal museo il sole era ormai calato e, come ha sottolineato l’onorevole Boni della Lega Nord, con la luce se ne era andato anche il buon umore dei presenti. Un altro esempio di come il viaggio sia servito a far riflettere.
Lunedì 8 dicembre la maggioranza dei politici si sono uniti alla spedizione per Sderot per ricordare Gilad Shalit, il giovane soldato dell’IDF rapito il 25 giugno 2006 dagli uomini di Hamas e che ancora oggi si trova nelle mani dei suoi aguzzini. L'escursione è avvenuta nonostante il pericolo costante rappresentato dai razzi Qassam e Katyusha. La popolazione di questo piccolo villaggio ai confini con Gaza City ha a disposizione quindici secondi per nascondersi dentro i numerosi bunker in cemento armato dal momento in cui suona la sirena di allerta.
Lo scopo del viaggio era consegnare al neo eletto sindaco di Sderot, David Bouskilla, una lettera firmata da tutti i senatori e i parlamentari della delegazione, in cui ci si appellava alla Croce Rossa internazionale “affinché si impegni a farsi concedere da Hamas una visita al giovane Shalit”. Il Sindaco ha potuto interloquire con i politici presenti, manifestando tutta la sua gratitudine, grazie alla traduzione dall’ebraico della preziosa Sharon Nizza.Dopo un pranzo al Kibbutz Saad, durante il quale si è discusso di come può essere difficile la vita a Sderot, la delegazione si è recata alla base aeronautica di Palamchin, a sud di Tel-Aviv, per un incontro con i responsabili militari che hanno illustrato il funzionamento degli UAV (Unmanned aerial vehicle, veicoli aerei senza pilota) in dotazione all’esercito israeliano, gli IAI Heron 1. Durante il briefing, il Generale ventottenne Gill, ha risposto con un eloquente “no comment” quando gli è stato chiesto se quei veicoli fossero stati utilizzati per il famoso raid aereo israeliano in Siria del 2007, in cui due F-16 dell’IDF hanno bombardato quello che si riteneva un deposito di materiale atomico, distruggendolo.
I quattro giorni di visita, come detto, non hanno soltanto raggiunto lo scopo di cementare un’amicizia che dura ormai da molto tempo. Hanno anche trasferito ai nostri politici un po’ dell’unità d’intenti di cui si parlava alla Knesset, almeno su un tema importante come quello mediorientale. Se non è un miracolo, poco ci manca.10.12. 2008 ,http://www.loccidentale.it/



Via da Freedonia, il nuovo spettacolo di Enrico Fink, al Pietro Aretino

.....................All’interno di questa rassegna, giovedì 11 dicembre alle ore 21.00 al Teatro Pietro Aretino, Officine della Cultura presenta il nuovo progetto teatrale di Enrico Fink: Via da Freedonia, a proposito di Israele. Cosa rappresenta Israele per un ebreo italiano? Per anni Fink ha portato sulle scene il suo primo spettacolo, Patrilineare; dove un giovane Riccardo Rotstein riscopriva la propria storia, il proprio rapporto con la tradizione e l’identità, con l’ebraismo. Un rapporto che era fondato piuttosto sull’assenza che sulla presenza della memoria: una memoria negata dalla Shoah, dalla cancellazione quasi totale della sua famiglia, fino a lasciare solo un cognome straniero e poco più ad impedire l’oblio. Oggi Riccardo è cresciuto, e si pone altre domande. Che cosa rappresenta Israele? Un sogno di salvezza, il luogo dove la sua famiglia avrebbe potuto salvarsi? Il mostro dell’occupazione raccontato tutti i giorni dai giornali? Il futuro, un modo nuovo di intendere l’essere ebreo? Uno stato come tanti altri? “Da tempo riflettevo sul fatto che spesso in Europa noi musicisti che ci occupiamo del mondo ebraico evitiamo come la peste di infilarci nel contemporaneo, nel cuore della ferita aperta del conflitto israelo-palestinese. – racconta Enrico Fink - Eppure credo che chi si avvicina alla cultura ebraica sia incuriosito dal rapporto che esiste fra gli ebrei della diaspora e Israele. Di Israele si parla continuamente, e se ne sa pochissimo: io non mi permetto di fare una storia del conflitto, o della nascita dello stato anche se, ovviamente, è significativo per me parlarne oggi a 60 anni dalla fondazione; ma ci tengo a raccontare come viva quel rapporto un ebreo di sinistra, cresciuto a Firenze (fra l'altro) nel movimento pacifista, iscritto alla federazione giovanile del PCI, e che si ostina a pensare che la storia, la nascita stessa di Israele, appartenga alla storia della sinistra europea. In questo spettacolo racconto la tensione che l'allontanamento fra sinistra italiana e Israele ha provocato (a me come a tanti altri), e cerco di porre delle domande, suscitare un dibattito. Questo testo scritto da Laura Forti, drammaturga da sempre impegnata ad affrontare temi difficili e scottanti, vuole essere qualcosa di aperto, che non si chiude in se stesso ma è provocazione e stimolo a una discussione. Una discussione di cui credo ci sia molto bisogno”.Riccardo Rotstein, in Via da Freedonia, racconta Israele attraverso i propri occhi e attraverso un dialogo fitto – anche se immaginato - con i compagni con cui ha condiviso la passione politica, il pacifismo; e nei confronti dei quali Israele ha sempre rappresentato un discrimine, un motivo di differenza. Ma anche attraverso le parole di grandi autori (da Yehuda Amichai a David Grossman). Attraverso la musica, quella strana mescolanza fra tradizione est europea e mondo arabo, fra sacro e profano, fra oriente ed occidente, che è la musica d’Israele. Via da Freedonia è un monologo teatrale con musica dal vivo (eseguita dalla Homeless Light Orchestra), dove Rotstein racconta, si interroga, canta... E ci aiuta, forse, a gettare uno sguardo nuovo su un mondo antico e su una delle grandi questioni del nostro tempo.

http://www.arezzonotizie.it/ MARTEDì 09 DICEMBRE 2008

Akko - panorama

EDITORIA: LINCENZIAMENTI GIORNALISTI IN ISRAELE

La crisi colpisce anche il settore media
(IRIS) 10 DIC - Preoccupazione fra i giornalisti israeliani dopo l'annuncio dei licenziamenti in numerose realtà editoriali. Israele tradizionalmente e' considerato un Paese fra i primi produttori di notizie al mondo. Decine di giornalisti sono stati licenziati dal Globes e dal sito Walla. I giornalisti del Makor Rishon devono riscuotere stipendi arretrati, il Maariv perde soldi e che forse sara' costretto a vendere la storica redazione. Canale 10 ha ridotto gli stipendi.

Golan -lapide caduti guerra 1067

Oltre all’adesione alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (che magari sarebbe meglio convertire in Diritti dell’Essere Umano, perché sì, l’Uomo è “uomo e donna” …ma se si cambia parola è meglio e si dà un segnale interessante, come l’uso del cognome della madre…) Israele ha sottoscritto un lungo elenco di Convenzioni sui Diritti Umani che fa impallidire i detrattori degli stessi diritti (nonché -coincidenza interessante- detrattori dello stesso Stato di Israele).
Tale elenco, tratto dal sito del Ministero degli Affari Esteri israeliano è il seguente:

International Conventions on Human Rightsto which Israel is Signatory

Name of Convention signed by Israel on:
joined/ ratifiedby Israel on:Convention on the Prevention of the Crime of Genocide Sept 7, 1948
Mar 9, 1950
International Convention on the Elimination of All Forms of Racial Discrimination (CERD)
Mar 7, 1966 Jan 1, 1979
International Covenant on Economic, Social and Cultural Rights (CESCR) Dec 19, 1966 Oct 3, 1991
International Covenant on Civil and Political Rights (ICCPR) Dec 19, 1966 Oct 3, 1991
Convention against Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (CAT) Oct 22, 1986 Oct 3, 1991
Convention on the Rights of the Child (CRC) July 3, 1990 Oct 3, 1991
Convention Relating to the Status of Refugees Aug 1, 1951 Oct 1, 1954
Convention Relating to the status of Stateless Persons Oct 1, 1954 Dec 23, 1958
Convention on the Reduction of Statelessness Aug 30, 1961
Protocol Relating to the Status of Refugees Aug 14, 1968
Convention on the Elimination of all Forms of Discrimination Against Women (CEDAW)
July 17, 1980 Oct 3, 1991
Convention on the Political Rights of Women Apr 14, 1953 July 6, 1954
Convention on the Nationality of Married Women Mar 12, 1957 July 6, 1957
Convention on Consent to Marriage, Minimum Age for Marriage and Registration of Marriages
Mar 10, 1962
Slavery Convention, 1926 amended by the Protocol of 1953 Sept 12, 1955
Supplementary Convention on the Abolition of Slavery, the Slave Trade, and Institutions and Practices Similar to Slavery Sept 7, 1956 Oct 23, 1957
Convention for the Suppression of the Traffic in Persons or the Exploitation of the Prostitution of Others Dec 28, 1950
Geneva Convention for the Amelioration of the Condition of the Wounded and Sick in Armed Forces in the Field (Geneva I) Aug 12, 1949 July 6, 1951
Geneva Convention for the Amelioration of the Condition of Wounded, Sick and Shipwrecked Members of Armed Forces at Sea (Geneva II) Aug 12, 1949 July 6, 1951
Geneva Convention Relative to the Treatment of Prisoners of War (Geneva III)
Aug 12, 1949 July 6, 1951
Geneva Convention Relative to the Protection of Civilian Persons in Time of War (Geneva IV)
Aug 12, 1949 July 6, 1951
Da Federico Falconi

giovedì 11 dicembre 2008

piatto mediorientale

I tre giorni della cucina pugliese presso il Ristorante kosher Yotvata

Ùn’iniziativa particolare nell’ambito della ristorazione kasher a Roma, promossa dal ristorante
Yotvata di Piazza Cenci: per tre giorni, dal 1 al 3 dicembre prossimi il ristorante ospiterà lo chef
pugliese Stefano Sarcinelli, attualmente in forze presso l’Hotel Gabbiano di Marina di Pulsano (TA)che da lunedì cucinerà alcuni piatti della tradizione, nel rispetto e con ingredienti conformi alle regole del Kasher.Stefano Sarcinelli, barlettano,vanta esperienze formative presso lo Chalet delle Rose di Pontecchio Marconi, seguite da pratica sul campo presso l’Hotel Bouganville Picerno, ed i rinomati ristoranti Bacco e La Piazzetta di Barletta, quest’ultimo brillantemente condotto dal 1999 al 2006.Lo chef proporrà per l’occasione alcune pietanze tipiche, come le famose orecchiette alle cime di rape,favetta e cicorielle selvatiche,pennette del pastore,tortino di cipolle stufate,baccalà e pinoli, e tiella alla pugliese.Inoltre, su disponibilità, si cimenterà con il tartufo bianco nelle serate di martedì e mercoledì.
Il ristorante kasher Yotvata, oggetto delle cure amorevoli del suo titolare Marco Sed e della sua
Equipe da sei anni a questa parte si distingue, nel panorama dell’offerta Kasher a Roma, oltre che per una cucina casereccia, genuina e non sofisticata, anche per la caratteristica dell’utilizzo di formaggi autoprodotti, in aziende casearie di Latina e Cividale del Friuli, che vengono anche destinati alla vendita al dettaglio con il marchio Yotvata.Inoltre il ristorante offre una vasta scelta di cantina, con una carta dei vini che annovera alcuni dei più pregiati ed apprezzati vini Kasher prodotti in Italia,Israele e Francia, ed offerti con ricarichi più che equilibrati.Oltre all’iniziativa dedicata alla cucina pugliese, rammentiamo che Trani sarà la citta capofila delle manifestazioni della Giornata della cultura ebraica nel 2009

Roma, piazza Cenci 70