venerdì 1 febbraio 2013
Siria, la svolta drammatica di Israele: due blitz aerei contro Assad e i timori sul collasso della regione
Domenica
scorsa Netanyahu l’aveva detto. «Il Medio Oriente non aspetta: o ci
muoviamo o rischiamo di trovarci tonnellate di esplosivo chimico in
casa. A est, a nord, a sud del nostro Paese tutto è in fermento,
dobbiamo prepararci». Quarantotto ore dopo ecco che alle 2 di notte (ora
israeliana, l’1 in Italia) di mercoledì 30 gennaio dodici caccia
dell’Israeli Air Force e un drone radiocomandato decollavano dalle basi
israeliane. Direzione Siria.Il veicolo
radiocomandato è arrivato sopra la città di Al-Zabadani verso le 4,30
del mattino. Qui, in pochi secondi, ha sganciato i suoi missili contro
un convoglio che da Damasco stava viaggiando verso il confine libanese.
L’esplosione è avvenuta a circa 5 chilometri dall’autostrada
Damasco-Beirut. All’interno del mezzo militare munizioni, armi di vario
tipo. Soprattutto sistemi missilistici di fabbricazione russa, a partire
dagli SA-17.«Le
informazioni in nostro possesso spiegavano che i fedeli del dittatore
siriano Assad volevano approfittare del tempo piovoso e nuvoloso per
spostare un carico d’armi verso i depositi di Hezbollah», spiegano da
Gerusalemme. «Ovvio che se gli SA-17 finivano in mano ai miliziani
sciiti questo avrebbe cambiato un bel po’ gli equilibri militari nella
regione». Il timore, ancora da provare, è che all’interno di quel
convoglio ci fossero anche armi chimiche.
Più o meno
alla stessa ora i dodici caccia – dieci velivoli secondo altre fonti –
sorvolavano i cieli sopra il Libano a gruppi di 2-3, passavano sopra
Damasco e una volta a Jamraya, a pochi chilometri dalla capitale,
attaccavano un deposito di munizioni. Nell’edificio, secondo l’agenzia di Stato siriana
– che smentisce qualsiasi attacco a convogli a Al-Zabadani – almeno due
persone avrebbero perso la vita, altre cinque sarebbero ferite in
quello che non chiamano deposito militare, ma «centro di ricerca che
lavorava per rafforzare la resistenza ai ribelli e ai nemici».Israele, in
via ufficiale, almeno fino alle nove di sera (ora italiana) non ha
confermato nessuna delle incursioni. Da Gerusalemme spiegano che il
premier Netanyahu starebbe premendo per un coinvolgimento immediato
dell’amministrazione americana. «Il nostra timore ora è che Teheran
possa vederla come una dichiarazione di guerra all’Iran e si muova di
conseguenza». La situazione, a dire il vero, è – come piace
classificarla agli esperti – «decisamente fluida». Vuol dire che da ora
in avanti nell’area può succedere di tutto. «Oppure, almeno nel breve
periodo, non succedere assolutamente nulla», chiariscono esperti
militari. Che poi si chiedono come abbiano fatto tutti quei caccia del
«nemico» a sorvolare per così tanto tempo – si parla di almeno un paio
d’ore – sulla Siria senza essere colpiti.Quello che è
certo è che la località di Al-Zabadani, dove ha colpito il drone, per
Gerusalemme è diventato un centro nevralgico del passaggio di armi da
Damasco a Beirut. «Da mesi in città c’è un clima di relativa calma»,
spiegano da Gerusalemme. «Pochissima resistenza ad Assad, poche vittime
tra i civili e, soprattutto, cibo che non scarseggia. Dall’anno scorso
il dittatore siriano ha concesso una sorta di indipendenza all’area in
cambio di due cose: nessun gruppo ribelle e lasciapassare ai convogli
militari di Damasco».La località,
secondo gl’israeliani, non sarebbe stata scelta a caso da Assad. «Nelle
stesse zone, prima dell’accordo con il dittatore, passavano le armi
(missili anti-carro, munizioni, mitra, ecc) fornite dagli occidentali ai
ribelli siriani pagate dai Paesi del Consiglio di Cooperazione del
Golfo e, ovviamente, da Washington.Che qualcosa
stava cambiando, in Israele, lo si era capito anche da quel ch’è
successo la scorsa settimana quando l’esercito ha installato due Iron
Dome – il sistema anti-missilistico super-sofisticato – nel Nord, tra
Haifa e il confine con il Libano. «Magari la guerra non arriva domani,
ma dobbiamo essere pronti per ogni scenario», ha spiegato Amir Eshel,
generale delle forze armate israeliane. E nel farlo ha parlato, per la
prima volta, anche dell’Egitto. Il governo Netanyahu, nella riunione di
domenica, ha chiaramente spiegato che «il governo guidato dal presidente
Morsi e dai Fratelli Musulmani non funziona più. Nessuno degli aspetti
chiave del Paese – l’esercito, la sicurezza interna e la polizia – è
ormai sotto il controllo di Morsi».http://falafelcafe.wordpress.com/
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"Siamo così lontani..."
Nel diario di Menachem Mendel Selinger c'è
un'espressione che ricorre spesso ed è "Wir sind so weit”, "Siamo così
lontani..." ovvero, “Ci siamo, è arrivato il nostro momento…”. Per molti
della famiglia di Menachem quel "momento" giunse tragicamente nei campi
di sterminio. Per non dimenticare mai Menachem scrisse un diario, fitto
di nomi, di date, di luoghi, di racconti minuziosi che ripercorrono le
vicende degli anni di guerra che insieme alla moglie e alle figlie
trascorse fra il ghetto di Bochnia in Polonia, l'Ungheria, la Romania,
fino al ritorno alla vita in Belgio, nel 1945. Ora la nipote Tania
Beilin ha deciso di dare alle stampe questo straordinario diario.
“Wir sind so weit”, siamo così lontani, c’era scritto sulla cartolina
che Hania gettò dal treno che la stava trasportando dal ghetto di
Bochnia, in Polonia, al campo di Belzec. E “Wir sind so Weit” è anche il
titolo con il quale la prossima primavera uscirà il diario del del
fratello di Hania, Menachem Mendel Selinger. Un diario di dimensioni
quasi monumentali – sei libri, scritti tutti in tedesco, e con molte
foto d’epoca – nel quale Selinger racconta e ricostruisce eventi,
pensieri, riflessioni degli anni che vanno dallo scoppio della guerra
nel 1939 fino alla sua conclusione nel 1945.A curare la pubblicazione di queste 800 pagine di diario è la nipote
di Menachem Selinger, Tania Beilin, che ci ha fatto leggere in anteprima
una parte dell’introduzione che accompagna i tre volumi in uscita per
le edizioni Il Faggio.Menachem, ci racconta Tania, cominciò a scrivere nel 1944, poco dopo
essere riuscito a fuggire da Bochnia, e aver trovato rifugio in
Ungheria. In una Budapest ancora libera, Menachem ripensa e scrive tutto
ciò che ha visto e vissuto dallo scoppio della guerra in poi: racconta
della fuga da Cracovia, degli anni trascorsi nel ghetto, del suo
incarico presso il servizio d’ordine. E racconta tutto con estrema
precisione, con dovizia di particolari, ci spiega Tania Beilin: “cita
nomi, date, luoghi e fatti nei dettagli, al punto che è stato necessario
preparare non solo una cronologia, ma anche un indice dei nomi,
proprio per aiutare il lettore a districarsi in un racconto, che, per
come è strutturato, fatto di continui sbalzi fra passato e presente, è
piuttosto complesso”.Menachem era dotato di uno straordinario spirito d’osservazione – e
senza dubbio di una prodigiosa memoria. In questa sua attenzione ed
osservazione costante per ciò che gli accadeva attorno, Menachem, si
legge nell’introduzione, ”non vedeva solo la sventura sua e della sua
famiglia, ma anche la disperazione dell’intera società ebraica in seno
alla quale viveva”. “La terribile sistematicità dei tedeschi fece sì che
le singole fasi dei loro crimini di massa fossero sempre uguali in
tutti i ghetti polacchi, così che i racconti che ci fornisce acquistano
una valenza universale”.Tra il 1944 e il 1945 Menachem smette la fase del ricordo per
scrivere l’esperienza di ogni giorno – le vicende, i pensieri, le
riflessioni sulla tragedia in atto, che egli vive giorno per giorno da
sopravvissuto. Scrive dell’arrivo dei tedeschi a Budapest, della
necessità, di nuovo, di fuggire, dopo l’Ungheria invasa dai nazisti,
verso la Romania; della due figlie che nel 1945 emigrano finalmente in
Palestina verso la salvezza, mentre lui e la moglie si stabiliscono a
Bruxelles.Ed è proprio a Bruxelles che Menachem riprende in mano i suoi diari, che
li sistema, in un lavoro quasi ossessivo. La morte improvvisa e
prematura di Menachem, nel 1956, ha fatto sì che quei diari rimanessero
per tanti anni ricordo privato delle due figlie e dei nipoti di
Menachem. Oggi dopo quasi settant’anni quei sei libri che custodiscono
la storia personale della famiglia Selinger e quella collettiva
dell’ebraismo polacco ed europeo, giungono al destino per cui forse
furono composti: essere letti, dal più ampio numero di persone, perchè
non si dimentichi, nemmeno per un momento, cosa è stata la guerra, cosa è
stata la Shoah per milioni di ebrei d’Europa. Perchè quell’espressione,
“Wir sind so Weit”, che così spesso ricorre nelle pagine scritte da
Menachem, non debba più essere ripetuta.http://www.mosaico-cem.it/
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La storia questa sconosciuta
Societa' Dante
Alighieri- Gerusalemme
Corso di Cucina Italiana al Shuk di "Machane Yehuda" a Gerusalemme
4 incontri di 3 ore ognuno inizia il 7 febbraio
costo di un incontro 250 nis
ARRIVEDERCI
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Sull'Antisemitismo Omaggio a Fallaci
Fantastico video: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=yIA0qF4fYfc
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Cultura
martedì 29 gennaio 2013
Barbie loves Israel
Israele raccontata dalla coppia più sexy e innamorata del mondo. Questo è il diario della loro vacanza da sogno, le foto sono in mostra dal 30 gennaio al Kitsch Bar di Milano Barbie e Ken sono appena tornati da una romantica vacanza in Israele, un'occasione per stare un po' insieme visto che vivono lontani: lui sta a Mumbai in India, lei in Italia. Questo è il loro diario di viaggio, tra passeggiate mano nella mano per le vie di Gerusalemme, bagni e fanghi nel Mar Morto, una gita sulla jeep con direzione Ein Gedi e Sodoma, shopping e spiaggia nella modaiola Tel Aviv.Le foto della coppia più sexy del mondo sono in mostra, dal 30 gennaio, al Kitsch Bar di Corso Sempione, 5 a Milano. Il progetto "Barbie loves Israel" è curato dal fotografo Enrico Pescantini che vive a Mumbai, e da Maria Giovanna Callea, stylist e copy a Milano.http://www.style.it/viaggi/
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Curiosità
Come l'Autorità Palestinese intimidisce gli elettori israeliani
I casi sono due: o l'Autorità Palestinese (AP) non sa cosa vuole da
Israele, oppure è troppo preoccupata di ammettere che non dispone di un
mandato per sottoscrivere un trattato di pace.Quando al potere in Israele c'erano i partiti e i politici di Sinistra,
la leadership dell'AP ha perso diverse occasioni per raggiungere la pace
con Israele. E' successo almeno due volte negli ultimi tredici anni:
quando l'allora primo ministro Ehud Barak fornì generose concessioni a
Yasser Arafat a Camp David; e più tardi quando Ehud Olmert offrì ancora di più durante il suo mandato di primo ministro.L'AP prima perse l'opportunità di raggiungere un'accordo con le
coalizioni di centrosinistra, poi, quando la Destra salì al potere in
Israele, si lamentò che non scorgeva un partner credibile per discutere
di pace, invitando gli israeliani a non votare per Netanyahu.Il persistente rifiuto dell'AP di sottoscrivere un accordo di pace ha
minato alle fondamenta i partiti di sinistra in Israele, spingendo molti
israeliani verso i partiti di destra come il Likud Beiteinu e Bayit
Yehudi. Non importa affatto chi sia al potere in Israele: nessun leader
palestinese dispone del mandato per negoziare, figurarsi per
sottoscrivere un trattato di pace.Il presidente dell'AP Mahmoud Abbas questo lo sa molto bene, ed ecco
perché ricorre a mille giustificazioni per evitare di sottoscrivere un
accordo di pace, a prescindere da chi detenga la maggioranza a
Gerusalemme. Ciò però non ha impedito all'AP di immischiarsi in tutti
questi anni negli affare interni di Israele.Nelle ultime settimane l'AP ha, direttamente o indirettamente,
sollecitato gli israeliani a non votare per il Primo Ministro Netanyahu e
per i partiti di destra, argomentando che ciò sarebbe stato un voto
contro la pace e la "soluzione dei due stati".
In un tentativo di intimidire l'opinione pubblica, i politici
palestinesi hanno invitato i giornalisti a Ramallah per inviare un
monito agli elettori israeliani: «un voto a Netanyahu è un voto per la
guerra e per il razzismo», ha avvisato Jibril Rajoub, dirigente di
Fatah.Ma mentre Rajoub e altri politici palestinesi cercavano di intimorire
gli israeliani, al tempo stesso il portavoce dell'AP emetteva comunicati
con cui enfatizzava che i palestinesi non si immischiano nelle
questioni interne di Israele. Mahmoud Abbas, che in privato ha espresso
irritazione per la rielezioni di Netanyahu, ha dichiarato in pubblico
che i palestinesi «rispetteranno» le scelte dell'elettorato israeliano a
prescindere da chi guiderà il prossimo governo.Un altro segno del tentativo di Abbas di influenzare i risultati delle
recenti elezioni, sono stati gli incontri tenuti nel suo ufficio con
esponenti di diversi partiti israeliani di sinistra o filoarabi, fra cui
Meretz. Persino esponenti di Hamas nelle ultime settimane hanno cercato
di influenzare l'elettorato israeliano accennando ai «rischi» di una
ascesa al potere da parte dei partiti di destra in Israele. Ma i
palestinesi non sono stati gli unici in questo deprecabile esercizio.Alla vigilia del voto la Lega Araba, in una mossa senza precedenti, ha
emesso un comunicato con cui ha invitato i cittadini arabi di Israele a
«presentarsi in massa ai seggi». Adottando le stesse argomentazioni dei
palestinesi, la Lega Araba ha motivato il suo appello sostenendo che vi
sarebbero indizi secondo cui la destra in Israele «non vuole la pace».
Puntualmente, le intromissioni dei palestinesi e degli arabi negli
affari interni di Israele hanno giocato a favore di Netanyahu e dei suoi
alleati. Come in passato, quando gli israeliani sono persuasi dagli
arabi a non votare per uno specifico partito, solitamente fanno il
contrario.Anziché intromettersi negli affari interni di Israele, Mahmoud Abbas
dovrebbe preoccuparsi di promuovere le riforme da tempo attese dai
palestinesi e indure immediatamente nuove elezioni. Ma Abbas è
preoccupato di indire consultazioni per la presidenza e per il
parlamento, perché sa benissimo che le perderebbe a vantaggio di Hamas.
Per cui l'unica soluzione è di tornare al tavolo dei negoziati con
Israele, a prescindere da chi guiderà il prossimo governo.di Khaled Abu Toameh*http://ilborghesino.blogspot.it* Fonte: Gatestone Institute
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Educare alla violenza sin da piccini
Sette anni fa, a Gaza, l'organizzazione terroristica islamica "Hamas"
vinceva le elezioni, promettendo migliori condizioni di vita per i
palestinesi. Un anno dopo, nel 2007, i rivali di Al Fatah erano
brutalmente allontanati dagli organi elettivi e di fatto espulsi dalla
Striscia.
Purtroppo, le promesse non sono state mantenute, e chi si arrischi a manifestare dissenso, corre serio pericolo di vita. La recente crisi di novembre lo ha insegnato drammaticamente. Ma al peggio non c'è mai fine...Il vertice di Hamas ha reso noto l'intenzione di istituire una "accademia militare", dove saranno addestrati alla violenza e al terrorismo bambini di 7-9 anni. L'annuncio è stato dato nell'ambito di una cerimonia a cui hanno partecipato oltre 10 mila bambini. Lo annuncia oggi il Jerusalem Post.Secondo il "capo del governo" di Gaza l'accademia dovrebbe formare i quadri del movimento che aspira a «liberare la Palestina dalla terra al mare»; sottintendendo, facenda piazza pulita dei quasi otto milioni di israeliani che vivono pacificamente ai confini della Striscia. http://ilborghesino.blogspot.it/
Purtroppo, le promesse non sono state mantenute, e chi si arrischi a manifestare dissenso, corre serio pericolo di vita. La recente crisi di novembre lo ha insegnato drammaticamente. Ma al peggio non c'è mai fine...Il vertice di Hamas ha reso noto l'intenzione di istituire una "accademia militare", dove saranno addestrati alla violenza e al terrorismo bambini di 7-9 anni. L'annuncio è stato dato nell'ambito di una cerimonia a cui hanno partecipato oltre 10 mila bambini. Lo annuncia oggi il Jerusalem Post.Secondo il "capo del governo" di Gaza l'accademia dovrebbe formare i quadri del movimento che aspira a «liberare la Palestina dalla terra al mare»; sottintendendo, facenda piazza pulita dei quasi otto milioni di israeliani che vivono pacificamente ai confini della Striscia. http://ilborghesino.blogspot.it/
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Israele: e' allarme rosso su arsenali chimici in Siria
(ANSAmed) - TEL AVIV, 28 GEN - Allarme rosso in Israele per
la minaccia degli arsenali chimici della Siria, ed in
particolare il pericolo che essi possano cadere nelle mani degli
Hezbollah libanesi o di gruppi ribelli legati ad al-Qaida.
Mercoledì, il giorno dopo le elezioni politiche, il premier
Benyamin Netanyahu ha convocato una consultazione urgente. Il
ministro della Difesa Ehud Barak ha interrotto la sua
partecipazione al vertice economico di Davos (Svizzera) e ha
fatto rientro in patria. Subito dopo, nel nord di Israele è
stato elevato il livello di allerta e alla periferia di Haifa è
stata installata una batteria di difesa aerea 'Iron Dome',
Cupola di ferro.In parallelo è cresciuta l'attività diplomatica volta a
circoscrivere la crisi siriana. Netanyahu ha incontrato a due
riprese l'ambasciatore degli Stati Uniti Dan Shapiro e ha
ricevuto una delegazione di parlamentari statunitensi: la
questione siriana ha dominato l'agenda degli incontri. Al tempo
stesso il Consigliere per la sicurezza nazionale di Israele,
Yaakov Amidror, è stato inviato in Russia.Secondo la stampa israeliana, la Siria dispone di arsenali
chimici immensi: Maariv parla di mille tonnellate. Altri
indicano quantità minori, ma sempre molto consistenti. Per il
momento, ha affermato il generale Amos Ghilad (un consigliere di
Barak) quelle armi sono ancora sotto il controllo del regime di
Bashar Assad. Ma in Siria, avverte, "c'é una eruzione vulcanica"
che può alterare la situazione in ogni momento.Il sito web Ynet ha affermato da parte sua che gli Hezbollah
hanno eretto proprie installazioni in prossimità di basi siriane
dove sono custodite armi chimiche: uno sviluppo che desta
preoccupazione in Israele. Che va inoltre ad aggiungersi al
timore che raggiungano gli Hezbollah anche moderne armi siriane:
fra cui missili terra-mare capaci di colpire il porto di Haifa,
i pozzi di ricerca di gas naturale nel Mediterraneo ed alcune
linee di navigazione israeliane. I timori di Israele sono
condivisi, a quanto risulta, da altri Paesi della regione: fra
questi Turchia e Giordania, che seguono gli sviluppi della
guerra civile siriana in sintonia con gli Stati Uniti.A quanto risulta alla stampa israeliana, esisterebbero piani
di emergenza che prevedono l'ingresso immediato in Siria
(qualora l'esercito di Assad fosse sopraffatto) di migliaia di
militari turchi e giordani incaricati di presidiare gli arsenali
chimici per il tempo necessario a consentire l'arrivo di esperti
internazionali. Costoro dovrebbero provvedere poi alla loro
rimozione e distruzione. Scenari comunque ricchi di mille
incognite, che tolgono il sonno ai responsabili israeliani della
sicurezza.
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Israele: in stato vegetativo da anni, Sharon 'dialoga' con figli
Commozione per stimoli dopo una complessa risonanza magnetica
Ha reagito immediatamente alla voce del figlio Ghilad e quando gli
hanno fatto vedere una foto della sua casa. Ariel Sharon, in una sorta
di stato vegetativo ormai da anni secondo gli esperti, è riuscito a
comunicare grazie ad un nuovo sofisticatissimo apparecchio per la
risonanza magnetica: ne sono convinti i due figli, Ghilad e Omri, anche
se secondo i medici non si può affatto parlare di miglioramento. Che
l'uomo fosse duro come una roccia, lo si sapeva da tempo.Ma ancora adesso, dopo sette anni di 'letargo' per via di un ictus,
l'ex premier Sharon, 84 anni, continua, a modo suo, a lottare. Secondo
il suo medico personale, Shmuel Segev, "esteriormente non è cambiato" e
anzi ha davanti a sé ancora molti anni di vita. Ed i figli, Ghilad e
Omri, non vogliono separarsi da 'tanto padre' e quasi tutti i giorni
visitano la sua stanza nel centro medico Sheba di Tel Aviv in cerca di
segni incoraggianti di ripresa: ad esempio una stretta di mano, oppure
le pupille che sembrano seguire una persona conosciuta. Giovedì, con una
operazione logistica segreta "come ai vecchi tempi", Sharon è stato
brevemente trasferito al centro medico Soroka di Beer Sheva, per una
risonanza magnetica con un nuovo apparecchio, sofisticato, giunto da
poco dagli Stati Uniti. E le sensazioni soggettive dei figli sembrano
abbiano trovato riscontro nei monitor dell'apparecchio. Al paziente sono
stati impartiti stimoli di vario genere. Gli sono state mostrate
immagini. Ha udito voci diverse. Ha avvertito il tocco della mano della
sua infermiera fissa.E il 'vecchio leone' (Ariel significa appunto Leone di Dio) non ha
tradito la attese. Alla vista della fotografia della propria abitazione
ha avuto una immediata reazione metabolica nella parte prevista del
cervello. Così pure quando ha udito la voce del figlio, Ghilad. Non ha
invece reagito di fronte alle immagini di edifici per lui
insignificanti, o quando gli sono state proposte voci diverse. I figli
sono emersi commossi dall'incontro col padre. I medici hanno spiegato
loro che in realtà non si può parlare di alcun miglioramento. Ma loro
hanno avuto ora la conferma che le loro intuizioni erano giuste. E che
oggi più che mai sarebbe impossibile "staccarlo" dagli apparecchi.
Sharon infatti respira in maniera autonoma e con la questa risonanza
magnetica è stato confermato, sostengono i figli, che egli non è allo
stato vegetativo, ma semmai si trova "ad un livello minimo di
consapevolezza". Dopo questo esperimento, è possibile che Ghilad e Omri
vogliano un giorno chiedere al padre se provi sofferenze. Secondo i
medici, egli non è in grado di reagire a domande astratte. Se anche lo
fosse e si lamentasse - è stato fatto osservare loro - nessuno potrebbe
decidere di mettere fine alla sua esistenza. Meglio allora non varcare
affatto quella soglia di conoscenza.
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momenti più buffi e patetici
di ogni elezione è quando i capi di tutti i partiti, senza eccezione,
dichiarano che il loro partito ha vinto. Alle elezioni non ci sono mai
perdenti. Esilaranti anche le esternazioni dei commentatori politici che
dichiarano dopo il voto che la loro previsione e teoria si è rivelata la più
accurata, e sono dunque loro i veri vincitori del confronto elettorale. Questo
avviene naturalmente anche in Israele, ma con qualche semplice cifra è
possibile fare in po' d'ordine aiutando i lettori a capire che cosa è successo
veramente. Il numero assoluto di votanti per ogni partito, forse meglio dei
seggi conquistati, dà un'interessante indicazione degli spostamenti che si sono
verificati rispetto al precedente voto del 2009. Le elezioni questa volta hanno
attratto un afflusso di elettori superiore a quello del voto nel 2009: 66.6 per
cento contro 64.7 per cento. Considerato l'incremento demografico, il numero
totale dei voti espressi (compresi quelli dispersi fra oltre 20 partitini che
non hanno superato la soglia del 2 per cento) è aumentato considerevolmente, e
questo sarebbe sufficiente a far cantar vittoria. Ma non è esattamente così per
tutti. Rispetto alla Knesset uscente, i tre partiti arabi sono aumentati insieme
di 38.000 voti (+12 per cento). I partiti Haredim (Shas e Yahadut Hatorah) sono
cresciuti insieme di 92.000 (+21 per cento). A sinistra, i Laburisti hanno
aggiunto 95.000 voti (+29 per cento) e Meretz ne ha aggiunti 71.000 (+72 per
cento – il successo relativo più notevole di queste elezioni). Al centro, la
somma dei voti andati ai tre partiti Yesh Atid (che da solo ha ottenuto oltre
mezzo milione di voti), Hatenuah, e Kadima ha superato di 50.000 (+7 per cento)
il voto che era andato a Kadima alle elezioni precedenti, confermando che si è
trattato soprattutto di un gigantesco travaso interno all'elettorato delle
classi medie. A destra, la lista unificata Habayt Hayehudi-Hayihud Haleumi, che
alle elezioni precedenti si era presentata divisa in due partiti, ha migliorato
insieme di 135.000 voti (+64 per cento, il secondo miglior successo per un
partito uscente dalla vecchia Knesset). E infine la lista unificata
Likud-Beitenu ha perso 243.000 voti (-22 per cento) rispetto alla somma dei due
partiti Likud e Israel Beitenu nel 2009. Difficile, dunque per Benyamin
Netanyahu parlare di vittoria elettorale. La sua (insieme al povero Kadima) è
l'unica che abbia perso voti e in gran quantità. Ma per i meccanismi della
democrazia, Bibi rimane il leader della formazione più numerosa in parlamento,
ed è a lui che spetterà il privilegio del primo tentativo di formare il nuovo
governo d'Israele.Sergio Della Pergola, Universtà Ebraica di Gerusalemme,moked.it
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